Petroliera russa sequestrata dagli USA: Mosca muove un sottomarino

Il sequestro di una petroliera russa da parte degli USA apre uno scenario ad altissimo rischio tra diritto internazionale e forza militare

Le acque dell’Atlantico settentrionale sono diventate teatro di un’operazione che potrebbe segnare un pericoloso punto di svolta nelle relazioni internazionali. Gli Stati Uniti hanno portato a termine il sequestro di una nave cisterna battente bandiera russa, un’azione che ha immediatamente provocato l’indignazione di Mosca e sollevato interrogativi inquietanti sul rischio di un’escalation militare.

L’imbarcazione in questione, conosciuta inizialmente come Bella-1 e successivamente ribattezzata Marinera, è stata intercettata a circa 200 chilometri dalle coste islandesi al termine di un inseguimento che si è protratto per oltre due settimane attraverso l’oceano. L’operazione, condotta dalla Guardia Costiera americana con il supporto di elicotteri e forze speciali, rappresenta il primo sequestro militare statunitense di una nave sotto bandiera russa nella storia recente.

Quello che preoccupa maggiormente è il contesto in cui si è svolto l’abbordaggio. Secondo le fonti, unità navali russe, tra cui un sottomarino, si trovavano nelle vicinanze per scortare la petroliera. La presenza di mezzi militari del Cremlino in zona avrebbe potuto facilmente trasformare un’operazione di controllo in un confronto diretto tra le due potenze nucleari.

Il post di: U.S. European Command

La nave era stata presa di mira perché sospettata di far parte della cosiddetta “flotta ombra”, quella rete di oltre 3.000 imbarcazioni che trasportano petrolio e gas aggirando le sanzioni occidentali imposte a Russia, Iran e Venezuela. La Marinera, in particolare, sarebbe stata coinvolta nel trasporto di greggio iraniano verso il Venezuela, cercando deliberatamente di eludere il blocco americano. Nel 2024 era già finita nella lista nera degli Stati Uniti per presunti legami con Hezbollah.

La reazione di Mosca non si è fatta attendere ed è stata durissima. Il ministero dei Trasporti russo ha denunciato quella che definisce una flagrante violazione del diritto internazionale: “L’abbordaggio è avvenuto in alto mare, dove vige la libertà di navigazione. Nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro imbarcazioni regolarmente registrate nella giurisdizione di altri Stati”, recita la nota ufficiale che richiama la Convenzione ONU sul diritto del mare del 1982.

A rendere la situazione ancora più delicata è il timing dell’operazione. Arriva proprio mentre sono in corso negoziati per un possibile accordo di pace in Ucraina e pochi giorni dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, storico alleato di Putin. Il rischio concreto è che questa azione comprometta qualsiasi tentativo di dialogo tra Washington e il Cremlino.

La vicenda si complica ulteriormente con il sequestro di una seconda petroliera, la M/T Sophia, fermata nel Mar dei Caraibi durante operazioni illecite. Il Pentagono, tramite il segretario Pete Hegseth, ha voluto lanciare un messaggio chiaro: “Il blocco del petrolio venezuelano sanzionato rimane in vigore, ovunque nel mondo”.

Il coinvolgimento del Regno Unito, che ha confermato di aver fornito “supporto operativo” agli Stati Uniti attraverso basi militari, aerei di sorveglianza della RAF e navi di rifornimento, dimostra quanto questa operazione sia stata pianificata e coordinata a livello internazionale.

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Ciò che inquieta maggiormente è l’assenza di vie di mezzo in questa partita. Da una parte Washington che rivendica il diritto di far rispettare le sanzioni in qualsiasi angolo del pianeta, dall’altra Mosca che grida alla pirateria internazionale. In mezzo, un oceano che rischia di diventare sempre più affollato di navi militari e sempre meno sicuro per chiunque.

Fonte: qui e qui – Immagine ricostruzione IA

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