Meloni traccia la linea italiana sull’Ucraina

La premier ribadisce la posizione di Roma al vertice parigino: sostegno incrollabile a Kiev, ma nessun militare italiano sul territorio ucraino

Giorgia Meloni ha partecipato ieri al vertice della Coalizione dei Volenterosi a Parigi con un messaggio chiaro e senza ambiguità: l’Italia continuerà a sostenere l’Ucraina, ma non invierà truppe sul terreno. Una posizione netta, espressa durante l’incontro all’Eliseo che ha riunito una trentina di leader occidentali insieme agli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner.

La presidente del Consiglio, arrivata con qualche minuto di ritardo dopo una visita a sorpresa all’ospedale Niguarda di Milano ai feriti dell’incidente di Crans-Montana, ha trascorso quasi tre ore di riunione contribuendo alla definizione delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Ma ha posto paletti precisi che riflettono la sensibilità italiana sulla questione.

Secondo quanto comunicato da Palazzo Chigi, Meloni ha confermato l’impegno dell’Italia nel garantire la sicurezza di Kiev, mantenendo la linea seguita fin dall’inizio del conflitto. Tuttavia, ha ribadito con fermezza l’esclusione categorica dell’impiego di truppe italiane sul territorio ucraino. Una posizione coerente con i vincoli costituzionali del Paese e con la sensibilità dell’opinione pubblica italiana.

“La volontarietà della partecipazione delle Nazioni alla Forza multinazionale e il rispetto delle procedure costituzionali”, ha sottolineato la nota ufficiale di Palazzo Chigi, “riflettono principi più volte ribaditi dall’Italia”. In altre parole, ogni decisione dovrà passare dal Parlamento italiano e non ci sarà alcun automatismo nel dispiegamento militare.

Durante l’incontro parigino si è discusso di garanzie di sicurezza ispirate all’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, proprio come da tempo suggerito dall’Italia. Si tratta di meccanismi che prevederebbero un intervento automatico degli alleati in caso di nuovo attacco russo all’Ucraina, una volta raggiunto un cessate il fuoco.

L’articolo 5 del Trattato NATO stabilisce che un attacco contro un Paese membro è considerato un attacco contro tutti. Trasferire questo principio all’Ucraina, Paese non membro dell’Alleanza, rappresenterebbe una novità assoluta e una garanzia molto forte per Kiev. Meloni ha appoggiato questa impostazione, a patto che resti chiaro il ruolo di ciascun Paese e la volontarietà della partecipazione alla eventuale forza multinazionale.

Il vertice ha discusso un pacchetto articolato di misure che non si limita al solo aspetto militare. Come sottolineato dalla delegazione italiana, le garanzie faranno parte di “un pacchetto più ampio di intese, da adottare in stretto raccordo con Washington”, finalizzate ad assicurare la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina.

Tra gli elementi chiave: un meccanismo efficace di monitoraggio del cessate il fuoco e il rafforzamento delle forze armate ucraine. Quest’ultimo punto è cruciale: invece di mandare soldati stranieri in prima linea, l’obiettivo è rendere l’esercito ucraino sufficientemente forte da scoraggiare nuove aggressioni russe.

Su un punto tutti i membri della coalizione si sono trovati d’accordo: mantenere alta la pressione collettiva sulla Russia. Meloni ha condiviso questa linea, consapevole che le sanzioni economiche e l’isolamento diplomatico di Mosca restano strumenti essenziali per spingere Putin verso un negoziato serio.

Il vertice è stato definito da Palazzo Chigi “costruttivo e concreto”, con un “alto livello di convergenza tra Ucraina, Stati Uniti, Europa e altri partner”. Un risultato importante che dimostra la compattezza del fronte occidentale, pur nelle differenze di approccio dei singoli Paesi.

Durante l’incontro, Francia e Regno Unito hanno firmato con l’Ucraina una dichiarazione d’intenti per il dispiegamento di una forza multinazionale dopo il cessate il fuoco. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato la creazione di hub militari anglo-francesi in territorio ucraino. Anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha lasciato aperta la possibilità di truppe tedesche, seppur in Paesi NATO confinanti con l’Ucraina piuttosto che direttamente sul campo.

L’Italia, invece, ha scelto una strada diversa. Meloni ha preferito concentrarsi sul sostegno attraverso altri canali: addestramento, equipaggiamenti, garanzie politiche e diplomatiche. Una posizione che tiene conto sia dei vincoli politici interni sia della tradizione italiana di preferire soluzioni negoziali ai dispiegamenti militari diretti.

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L’approccio di Roma appare calibrato: massimo sostegno all’Ucraina nel suo diritto all’autodifesa, ma nel rispetto dei limiti costituzionali e del consenso parlamentare. Una linea che Meloni ha difeso con determinazione di fronte agli alleati, ottenendo che il documento finale recepisse il principio della volontarietà delle singole nazioni nella composizione della futura forza multinazionale.

Fonte: qui e qui

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