
Tragico epilogo per la donna che investì una famiglia nel 2023: gravissima dopo essere stata travolta in fuga dalla comunità
Una vicenda che riapre ferite mai rimarginate e solleva nuovi interrogativi. Angelika Hutter, designer tedesca di 34 anni, si trova ora in condizioni disperate nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Borgo Trento di Verona. La donna, che stava scontando una pena per aver causato la morte di tre persone, è stata investita domenica 28 dicembre mentre tentava di allontanarsi dalla struttura che la ospitava.
La tragedia che l’aveva resa nota alla cronaca risale al luglio 2023, quando a Santo Stefano di Cadore, sulle Dolomiti bellunesi, la sua auto travolse una famiglia di Favaro Veneto in vacanza. Persero la vita il piccolo Mattia Antoniello, suo padre Marco di 47 anni e la nonna Maria Grazia Zuin, che ne aveva 64. Un dramma che sconvolse l’opinione pubblica e lasciò una comunità intera nel dolore.
Per quei fatti, alla Hutter fu riconosciuto uno stato di infermità mentale. Dopo aver patteggiato una condanna a quattro anni e otto mesi, trascorse un periodo in carcere prima di essere trasferita alla comunità terapeutica “Don Girelli” di Ronco all’Adige, in provincia di Verona. Una struttura pensata per garantire un percorso riabilitativo adeguato alla sua condizione psichiatrica.
Nel pomeriggio di domenica, però, qualcosa è andato storto. Le telecamere di sorveglianza hanno registrato il momento in cui la donna ha scavalcato la recinzione della struttura, dirigendosi rapidamente verso la strada provinciale 19, nota come Ronchesana. Il personale della comunità ha immediatamente avvisato le forze dell’ordine, ma in pochi minuti si è consumato l’epilogo più drammatico.
All’altezza di via Saletto, la Hutter è stata investita da una Volvo guidata da un automobilista del luogo, un uomo di 77 anni. L’impatto è stato violento. I soccorsi sono giunti tempestivamente: Verona Emergenza ha trasportato la donna in ospedale, dove è arrivata priva di conoscenza. Le sue condizioni sono critiche e i medici mantengono una prognosi riservata.
Gli agenti della Polizia stradale di Legnago stanno lavorando per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente. Le immagini delle telecamere di sorveglianza sono al vaglio degli investigatori, che non escludono alcuna ipotesi. Resta da chiarire cosa abbia spinto la donna a fuggire proprio in quel momento e quali fossero le sue intenzioni.
Secondo quanto riferito dai responsabili della comunità, la Hutter non aveva mai dato segnali premonitori di instabilità o manifestato il desiderio di allontanarsi. Questo rende ancora più enigmatico il suo gesto improvviso.
La vicenda riaccende inevitabilmente i riflettori su un caso che ha segnato profondamente la comunità veneta. Il ricordo di Mattia, Marco e Maria Grazia rimane vivo nel cuore di chi li ha conosciuti, così come il dolore per una perdita così ingiusta e incomprensibile.
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Ora, mentre i medici lottano per salvare la vita della Hutter, emergono nuove domande sul sistema di sorveglianza delle strutture terapeutiche, sulla gestione dei pazienti con problemi psichiatrici e sulle misure di sicurezza adottate per prevenire episodi simili. Una riflessione necessaria, soprattutto quando le vite umane sono così fragili e i confini tra cura e contenimento così sottili.
