Caso Hannoun, Fiano striglia la sinistra sul Foglio

Nell’intervista al Foglio, l’ex deputato dem denuncia ambiguità e silenzi sul terrorismo e chiede una linea chiara

In un’intervista pubblicata oggi su Il Foglio, Emanuele Fiano, ex deputato del Partito Democratico e presidente dell’associazione Sinistra per Israele, affronta uno dei nodi più delicati della politica italiana contemporanea: l’incapacità di una parte della sinistra di tracciare una linea netta tra solidarietà umanitaria e complicità ideologica con il terrorismo.

Il caso di Mohammad Hannoun, finito sotto inchiesta per presunti finanziamenti ad Hamas, diventa per Fiano il simbolo di una doppiezza culturale che ha attraversato per mesi piazze, movimenti e dichiarazioni pubbliche. Da un lato, il rispetto garantista per il lavoro della magistratura; dall’altro, una valutazione morale che prescinde dall’esito giudiziario. È su questo secondo piano che Fiano è netto.

Nell’intervista, l’ex parlamentare sottolinea come alcune affermazioni pubbliche attribuite a Hannoun, in particolare la definizione del 7 ottobre come atto di “resistenza” paragonabile alla lotta partigiana, rappresentino un punto di non ritorno. Una soglia che, secondo Fiano, rende inevitabile un giudizio politico ed etico indipendente dai tempi della giustizia. La distinzione tra piano processuale e responsabilità morale viene presentata come un atto di equilibrio, non di giustizialismo.

Il passaggio più critico riguarda però il comportamento di alcune forze politiche. Fiano osserva come, anche dopo l’apertura dell’inchiesta, non siano arrivate prese di distanza chiare e senza ambiguità da parte di alcuni settori della sinistra e del campo progressista. Un silenzio che, a suo avviso, segnala un problema strutturale: la paura di rompere un fronte identitario costruito più sull’unità simbolica delle piazze che sulla coerenza dei valori.

Sempre sulle colonne del Foglio, Fiano evidenzia che nei movimenti pro-Palestina “si è sempre annidata una parte giustificazionista, se non favorevole, nei confronti di Hamas”. Una frangia minoritaria, ma politicamente rilevante, che sarebbe stata sottovalutata o ignorata per opportunismo o timore di fratture interne. Slogan e striscioni che celebravano il 7 ottobre come “giornata della resistenza” o invocavano formule apertamente eliminazioniste sono comparsi più volte senza generare una reazione proporzionata.

Qui si consuma, secondo Fiano, un errore strategico profondo: confondere la legittima compassione per le sofferenze della popolazione civile di Gaza con la tolleranza verso narrazioni che finiscono per legittimare l’uccisione di civili israeliani. Una confusione che ha prodotto un’ambiguità tossica e ha offerto una copertura simbolica a posizioni incompatibili con una cultura democratica dei diritti umani.

L’ex deputato rivendica inoltre il diritto, e il dovere, di criticare duramente il governo Netanyahu, citando le politiche sugli insediamenti, l’uso sproporzionato della forza e la deriva autoritaria interna. Ma ribadisce che questa critica non può mai sconfinare nell’antisemitismo o nella delegittimazione dello Stato d’Israele in quanto tale. La linea dei “due popoli, due Stati” viene indicata come l’unica cornice coerente per sostenere i diritti palestinesi senza scivolare nel sostegno al terrorismo.

Un episodio ricordato da Fiano nell’intervista, avvenuto all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove fu impedito di parlare da attivisti pro-Palestina, viene citato come segnale ulteriore di un clima deteriorato. Il rifiuto del confronto e la semplificazione manichea del conflitto riflettono, a suo giudizio, un fallimento educativo e culturale che pesa soprattutto sulle nuove generazioni.

Il senso politico dell’intervento di Fiano si condensa in un principio chiaro: davanti a figure che inneggiano pubblicamente al terrorismo, la politica non può rifugiarsi nell’attesa dei tribunali. Una democrazia matura deve saper esercitare un giudizio morale collettivo e isolare chi giustifica la violenza, senza scorciatoie né ambiguità.

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Anche tenendo conto della sua sensibilità filoisraeliana, la posizione di Fiano si distingue per coerenza interna. Non può esistere una sinistra credibile sui diritti umani se questi diventano selettivi. La violenza contro i civili resta inaccettabile sempre, da qualunque parte provenga. E chi la giustifica politicamente non può essere normalizzato in nome di una solidarietà che, così intesa, finisce per tradire se stessa.

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