Beneficenza o terrorismo? Milioni partiti dall’Italia verso Hamas

Operazione antiterrorismo: arresti per finanziamenti ad Hamas attraverso associazioni benefiche

Un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova ha portato all’esecuzione di nove misure cautelari in carcere per presunti legami con l’organizzazione Hamas, considerata terroristica dall’Unione Europea. L’operazione, condotta dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza, ha coinvolto anche tre associazioni con il sequestro di oltre otto milioni di euro.

Secondo le accuse, gli indagati avrebbero finanziato Hamas mascherando le operazioni come attività di beneficenza a favore della popolazione palestinese. Le indagini, avviate dopo l’attacco del 7 ottobre 2023, si sono sviluppate attraverso l’analisi di segnalazioni finanziarie sospette e la collaborazione con autorità giudiziarie europee e israeliane.

Al centro dell’inchiesta figura Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun, presidente dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (A.B.S.P.P.), costituita nel 1994 a Genova. Gli inquirenti ritengono che oltre il 71% dei fondi raccolti, per un totale di circa sette milioni di euro, sarebbero stati destinati non ad aiuti umanitari ma direttamente ad Hamas o a organizzazioni collegate, alcune delle quali operanti a Gaza e dichiarate illegali da Israele.

Tra gli indagati figurano anche altri membri dell’A.B.S.P.P., accusati di far parte di una presunta cellula italiana dell’organizzazione. Secondo l’ipotesi accusatoria, i fondi sarebbero stati trasferiti tramite operazioni bancarie, anche attraverso triangolazioni con associazioni estere, per sostenere attività terroristiche e fornire assistenza a familiari di persone coinvolte in attentati o detenute per reati di terrorismo.

L’indagine ha evidenziato come i finanziamenti fossero destinati a enti quali Merciful Hands Society, Wa’ed dei Prigionieri, Al Nour e altre strutture ritenute sotto il controllo di Hamas. Gli inquirenti sottolineano che questo sistema avrebbe sottratto risorse alle reali necessità della popolazione civile di Gaza, indirizzandole invece verso le attività dell’organizzazione.

Il caso ha sollevato interrogativi anche sul piano politico. Negli ultimi anni, Hannoun avrebbe partecipato a incontri e convegni con esponenti politici italiani, principalmente del centrosinistra, tra cui parlamentari del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra. Alcuni di questi rappresentanti istituzionali lo avrebbero ricevuto all’interno dei palazzi della politica.

Tra i nomi emersi figurano la deputata del Pd Laura Boldrini, il collega Marco Furfaro, la pentastellata Stefania Ascari, l’ex grillino Alessandro Di Battista e il leader di Avs Nicola Fratoianni. La loro presenza a eventi organizzati con Hannoun ha suscitato imbarazzo, soprattutto dopo gli arresti. Le forze politiche coinvolte non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla vicenda.

Le intercettazioni telefoniche avrebbero registrato conversazioni in cui alcuni indagati esprimevano apprezzamento per attentati terroristici, elemento considerato dagli inquirenti come prova dell’adesione ideologica all’organizzazione. Inoltre, sono emersi contatti tra Hannoun e alti esponenti di Hamas all’estero, inclusa una riunione in Turchia nel dicembre 2023.

L’indagine ha fatto emergere l’esistenza di una rete europea di associazioni che opererebbero in coordinamento con la struttura centrale di Hamas. Secondo gli inquirenti, la cellula italiana non sarebbe frutto di iniziative personali, ma parte di un progetto strategico più ampio dell’organizzazione.

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Si tratta, al momento, di accuse in fase preliminare, e gli indagati hanno diritto alla presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva. L’inchiesta rappresenta comunque un caso significativo nella lotta al finanziamento del terrorismo internazionale attraverso canali apparentemente legali.

Fonte: qui e qui

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