Alessandro Borghese risponde al Times: “Chi critica la cucina italiana rosica”

Dopo l’attacco del Times, lo chef difende il riconoscimento UNESCO e zittisce le critiche con una parola sola.

Il riconoscimento UNESCO alla cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità continua a far discutere, dividendo chi lo considera un giusto tributo a una delle tradizioni gastronomiche più influenti al mondo e chi lo ritiene eccessivo. Tra i detrattori più rumorosi spicca il quotidiano britannico The Times, che attraverso la penna del critico gastronomico Giles Coren ha definito la decisione addirittura “una truffa”.

Un’affermazione che non è passata inosservata in Italia, dove ha suscitato reazioni piccate. Tra le voci che si sono levate in difesa della cucina tricolore c’è quella di Alessandro Borghese, chef televisivo che da 35 anni lavora nel settore della ristorazione. La sua risposta alle critiche britanniche è stata diretta e senza fronzoli: “Rosicano”.

La dichiarazione è arrivata durante la presentazione della nuova stagione del suo programma televisivo, occasione in cui Borghese ha voluto sdrammatizzare con ironia: “Se vi abbuffate al ristorante ora, vi siete solo acculturati. Basta sensi di colpa”. Un modo scherzoso per ribadire un concetto profondo: la cucina non è solo alimentazione, ma espressione culturale di un popolo.

Le critiche del Times appaiono quantomeno singolari, se si considera che la tradizione culinaria britannica fatica a competere con l’influenza globale di quella italiana. Parlare di “truffa” quando si discute di una gastronomia che ha conquistato ogni angolo del pianeta, dalla pizza alla pasta, dal gelato al tiramisù, sembra più una reazione emotiva che un’analisi obiettiva. Difficile non interpretare queste parole come un moto di risentimento verso un successo che evidentemente brucia.

Ma le polemiche non sono arrivate solo dall’estero. Anche in Italia, alcune voci hanno criticato le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni, che aveva espresso soddisfazione per il riconoscimento ricordando che l’Italia è “prima al mondo” nel settore. L’ex ministra Elsa Fornero e l’ex segretario del PD Pier Luigi Bersani hanno sollevato perplessità, quest’ultimo arrivando a dire: “Io sono favorevolissimo, ma non vorrei che ci riducessimo a mangiare verze”. Affermazioni che sembrano sottovalutare l’importanza economica e culturale del settore enogastronomico per il nostro Paese.

Borghese, forte della sua esperienza trentacinquennale, difende con convinzione il valore della cucina italiana: “C’è tanta voglia di raccontare il territorio e il cibo dell’Italia. Faccio questo lavoro da 35 anni, ma continuo a stupirmi. I piatti nuovi arrivano sempre, per me sono una grande scoperta”. Parole che testimoniano come la tradizione gastronomica italiana sia tutt’altro che statica, ma continui a evolversi mantenendo salde le proprie radici.

Il dibattito ha assunto contorni surreali con l’intervento di Valeria Fonte, attivista femminista recentemente finita sotto inchiesta per stalking e diffamazione, che su Instagram ha bollato la cucina italiana come “patriarcale e colonialista”. Una critica che dimostra come ormai qualsiasi tema possa essere piegato a letture ideologiche forzate, anche quando si parla di carbonara e amatriciana.

Il riconoscimento UNESCO non rappresenta solo un attestato di merito simbolico, ma il riconoscimento formale di un patrimonio che affonda le radici nella storia, nella geografia e nelle tradizioni locali italiane. Una cucina che si basa sulla qualità degli ingredienti, sulla varietà regionale e su ricette tramandate di generazione in generazione. Una ricchezza che va ben oltre i confini nazionali e che continua a ispirare chef e appassionati in tutto il mondo.

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Di fronte alle polemiche, la posizione di Borghese appare equilibrata: niente vittimismi, ma nemmeno disponibilità ad accettare critiche pretestuose. La cucina italiana è cultura, punto. Chi non lo riconosce, come ha sintetizzato lo chef con efficace pragmatismo, semplicemente “rosica”. Una parola che vale più di mille analisi sociologiche: quando l’eccellenza altrui diventa insopportabile, non resta che l’invidia mascherata da critica intellettuale.

E mentre il dibattito continua tra chi esalta e chi denigra, i ristoranti italiani in tutto il mondo continuano a essere meta di pellegrinaggi gastronomici, confermando che il verdetto più importante lo emettono i commensali con le loro scelte quotidiane.

Fonte: qui e qui

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