Senza Elly, Conte si prende la scena: tra fischi e ambiguità

Ad Atreju l’ex premier gioca da protagonista, alza i toni e congela l’alleanza col Pd

Quando la gatta non c’è, i topi ballano. E Giuseppe Conte, abile opportunista della politica italiana, lo sa benissimo. Ad Atreju, la festa di Fratelli d’Italia, l’ex premier si è goduto il palcoscenico come un attore navigato, sapendo che la grande assente, Elly Schlein, gli aveva lasciato il ruolo da protagonista su un piatto d’argento.

Mentre la segretaria dem snobba l’evento perché non ottiene il faccia a faccia con Meloni, Conte si presenta con il sorriso conquistatore e fa il giro completo: intervista in solitaria (Renzi prima di lui era in panel con altri quattro, Calenda dopo con altri tre), bagno di folla tra gli stand, selfie con i militanti meloniani e pure una passeggiata sulla pista del ghiaccio, scortato dal plenipotenziario Giovanni Donzelli. Insomma, si comporta come se fosse a casa sua.

E qui inizia lo spettacolo dell’uomo che diventa tutto e il contrario di tutto. Più sovranista di Meloni, più duro sull’immigrazione di Salvini, più patriottico di chiunque altro. “Quando ero premier io, la Merkel mi chiedeva sempre di accettare che i migranti sbarcati in Italia fossero imputati all’Italia anche se andavano altrove. E io le dicevo: Angela, non-se-ne-par-la”, racconta con piglio da statista. Peccato che la memoria di chi c’era in quegli anni racconti un’altra storia.

Sul Covid fa subito scaricabarile: “Il green pass e l’obbligo vaccinale? Quello è stato Draghi, mica io”. Sul patriottismo rilancia: “Patriottico è aver portato i miliardi del Pnrr, non andare a Washington genuflessi a promettere acquisti di gas e armi”. La platea fischia, ma lui sorride. Sa che ogni provocazione diventa un titolo di giornale.

E quando Tommaso Cerno gli chiede del Pd e delle alleanze, Conte diventa glaciale. “Non siamo alleati, ci siamo alleati solo alle regionali sui programmi. A livello nazionale, vedremo”. Traduzione: senza Elly che dice no ad Atreju, io mi prendo tutto lo spazio. Sul candidato premier? “Ne parleremo in autunno”. Sul rapporto con il Pd? “Dipende se accettano le nostre battaglie storiche”. Insomma, il classico atteggiamento di chi fa il difficile sapendo di avere poco mercato.

La stoccata più esilarante arriva quando gli chiedono dell’assenza di Schlein. Conte, maestro di retorica, evita la polemica diretta: “C’è un’altra sedia vuota importante qui, quella di Meloni. Poteva venire lei, da buona padrona di casa”. Come dire: Elly chi? Io me la vedo direttamente con Giorgia. Poi aggiunge, profetico: “Verrà il giorno…”. Il giorno di cosa, non si sa. Ma suona bene.

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Sul Superbonus attacca Giorgetti (“C’era lui allo Sviluppo economico”), sui centri in Albania sentenzia con tanto di sillabazione: “Non fun-zio-na-no”. E racconta di quando Merkel e Macron gli proposero centri europei in Italia, Grecia e Malta, e lui rispose che andavano fatti “in tutti i Paesi del Mediterraneo, Francia compresa. La proposta è sparita dal tavolo”. Conte eroe incompreso, naturalmente.

La verità? L’ex premier sa navigare le acque politiche come pochi. Ad Atreju si presenta nella tana del lupo, ma con la certezza che l’assenza di Schlein gli regali la scena. Libero Quotidiano lo definisce “suadente e abilissimo”, e in effetti lo è.

Ma resta un interrogativo: quanto vale un leader che si prende la scena solo quando gli altri non ci sono? ANSA riporta che Conte è stato accolto da “applausi pochi” e qualche contestazione. Evidentemente, anche a destra sanno riconoscere l’opportunismo quando lo vedono.

Fonte: qui e qui

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