Lo spread ai minimi storici? La sinistra ora tace: quando i numeri danno ragione a Meloni

Da arma politica a silenzio imbarazzato: con Meloni lo spread è ai minimi dal 2008 e i mercati parlano chiaro.

C’era un tempo, non molto lontano, in cui la parola “spread” risuonava ovunque: nei talk show, nei titoli dei giornali, nelle rassegne stampa. Era l’arma preferita della sinistra per attaccare gli avversari politici, il simbolo del presunto fallimento di chi governava. Oggi, con il governo Meloni, quello stesso spread è sceso a 67 punti base, il livello più basso dal 2008. E indovinate un po’? Il silenzio è assordante.

Il differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato italiani (BTP) e quelli tedeschi (Bund) ha toccato quota 67 punti, con il BTP decennale al 3,53% e il Bund al 2,85%. Un risultato che non è frutto del caso, ma della serietà e della responsabilità con cui questo governo sta gestendo i conti pubblici. I mercati, quelli veri, hanno bocciato le profezie catastrofiste della sinistra e dei loro “professori della catastrofe”.

I numeri parlano chiaro. Secondo uno studio di Unimpresa, mantenere lo spread stabilmente sotto i 70 punti comporterà risparmi enormi sul costo del debito pubblico: tra 6 e 7 miliardi di euro nel 2026, tra 9 e 10 miliardi nel 2027. Un tesoretto complessivo di 15-17 miliardi in due anni. Risorse che potranno essere destinate a famiglie, imprese e servizi, anziché essere bruciate in interessi sul debito.

Il senatore Giorgio Salvitti, di Fratelli d’Italia e membro della commissione Finanze, ha definito questo risultato “la migliore risposta ai professori della catastrofe”. E non ha torto. Quante volte abbiamo sentito parlare di “tempesta perfetta” in arrivo? Quante volte ci hanno detto che le politiche del governo avrebbero portato l’Italia al collasso? I mercati, invece, premiano la stabilità politica ed economica di questo esecutivo.

Il post di FDI:


Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera, ha ricordato che uno spread costantemente sotto gli 80 punti permetterà di risparmiare fino a 17 miliardi di interessi nei prossimi cinque anni, come confermato dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio. Risorse che possono fare la differenza per milioni di italiani, alleggerendo la pressione fiscale e finanziando investimenti strategici.

Ma c’è di più. Come sottolinea Il Fatto Quotidiano, lo spread basso significa anche condizioni più favorevoli per mutui e prestiti alle imprese, oltre a una maggiore disponibilità delle banche a concedere credito. Un circolo virtuoso che può dare ossigeno all’economia reale, a patto che le banche facciano la loro parte trasferendo questi benefici ai cittadini.

E la sinistra? Dove sono finiti tutti quanti? Fratelli d’Italia ha risposto con un post sui social che fa centro: “Non ne parlate più dello spread? Vi ricordate quando la sinistra agitava lo spread come un’arma per delegittimare gli avversari politici? Ora che col Governo Meloni è ai minimi dal 2008 non dicono una parola: non è più utile alla loro propaganda”. Colpiti e affondati.

Nel 2011, quando lo spread toccava i 500 punti e i BTP pagavano interessi al 7%, era l’argomento di ogni dibattito. Oggi, con uno spread sotto i 70 punti e un risparmio miliardario alle porte, il silenzio è totale. Perché? Semplice: la normalità non fa audience, la calma non riempie i talk show. E soprattutto, i successi di Meloni non si possono commentare quando si è passata una vita a prevederle il fallimento.

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Certo, il debito pubblico resta alto, oltre il 135% del PIL, e l’Italia non può permettersi di abbassare la guardia. Ma questa è una finestra di opportunità da sfruttare. Un momento per consolidare i conti, investire in ciò che conta davvero (sanità, scuola, infrastrutture) e dimostrare che la serietà paga.

I fatti parlano chiaro: lo spread ai minimi, il deficit in calo, la fiducia dei mercati riconquistata. E la sinistra che tace, perché i numeri, stavolta, danno torto alle loro cassandre.

Fonte: ilfattoquotidiano.itliberoquotidiano.it

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