
La denuncia di Mosca: “Kiev ha la bomba atomica, da dove arriva”
Il conflitto entra nel suo quinto anno tra accuse incrociate, minacce atomiche e trattative di pace ancora lontane dal traguardo
Nel giorno in cui ricorre il quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022, la scena internazionale si è caricata di nuove tensioni. Stavolta al centro non ci sono solo i fronti di combattimento, ma un’accusa che Mosca lancia contro due tra i principali alleati di Kiev: Francia e Gran Bretagna.
Il Servizio di intelligence per l’estero russo (SVR) ha diffuso tramite l’agenzia Tass una segnalazione secondo cui Parigi e Londra starebbero pianificando di trasferire armi nucleari all’Ucraina. Lo scopo, secondo questa ricostruzione, sarebbe consentire a Kiev di presentarsi a eventuali negoziati di pace da una posizione di forza. Si tratterebbe, sempre stando alla versione russa, di un’operazione mascherata da “sviluppo autonomo” ucraino, alla quale la Germania avrebbe invece scelto di non partecipare.
Vladimir Putin ha ripreso il tema intervenendo davanti al Consiglio dell’FSB, i servizi di sicurezza interni, eredi del KGB, inserendo l’allarme nucleare in un quadro più ampio che comprende presunti attacchi alle infrastrutture energetiche russe nel Mar Nero, in particolare ai gasdotti TurkStream e Blue Stream. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito il supposto trasferimento di armi una «flagrante violazione del diritto internazionale».
Il tono più duro è arrivato da Dmitri Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, da sempre protagonista di uscite particolarmente aggressive sul piano retorico. Medvedev ha sostenuto che, qualora l’Ucraina dovesse impiegare componenti nucleari nel conflitto, la Russia sarebbe legittimata a rispondere con «qualsiasi arma nucleare, comprese quelle non strategiche», colpendo non solo obiettivi ucraini ma anche i Paesi che avrebbero fornito tali armamenti. Una posizione ribadita anche dalla portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova, che ha definito «assolutamente inammissibile» qualsiasi tentativo di dotare Kiev di un potenziale atomico militare.
La risposta di Londra e Parigi è stata netta: le accuse russe vengono respinte in blocco come propaganda. Il portavoce di Downing Street ha dichiarato che si tratta di «un chiaro tentativo da parte di Putin di distogliere l’attenzione dalle sue azioni in Ucraina», aggiungendo che non vi è «nulla di vero» nelle affermazioni di Mosca. Anche Kiev ha bollato l’intera vicenda come un copione già visto, pensato per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica.
È difficile, con le informazioni disponibili, stabilire con certezza a chi dare credito. Quello che appare evidente è che entrambe le parti hanno tutto l’interesse a controllare la narrazione, specialmente in una fase in cui si discute di possibili negoziati.
Sul fronte diplomatico, secondo Bloomberg, l’amministrazione Trump ambisce a chiudere un accordo di pace entro il 4 luglio, ma la strada si presenta in salita. Né Zelensky né Putin sembrano disposti a fare concessioni sostanziali, e continuano ad accusarsi a vicenda di ostacolare il processo. Mosca imputa a Kiev tentativi di sabotaggio delle infrastrutture energetiche russe; Kiev risponde denunciando i ripetuti attacchi russi agli impianti di Naftogaz e all’oleodotto Druzhba, la cui interruzione ha spinto Ungheria e Slovacchia a porre il veto sul prestito europeo da 90 miliardi all’Ucraina.
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Nel frattempo, la Russia fa i conti con episodi di violenza interna: un attentato suicida davanti alla stazione Savlovsky di Mosca ha causato la morte di un agente di sicurezza e il ferimento di altri due. Un segnale, tra i tanti, che la guerra produce conseguenze che vanno ben oltre i confini del campo di battaglia.
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