
Capodanno da 280 euro a persona: il lusso (discutibile) dei cenoni stellati
Mentre molte famiglie italiane cercano di contenere le spese per le festività, c’è chi è disposto a investire cifre considerevoli per un cenone di San Silvestro. È il caso di Casa Vissani, il ristorante di Gianfranco Vissani a Baschi (Terni), che per il Capodanno 2026 propone un menu al costo di 280 euro a persona, bevande escluse. Una cifra che solleva interrogativi sul reale valore di queste esperienze gastronomiche d’élite.
Facciamo i conti: una coppia che sceglie Casa Vissani per festeggiare l’ultimo dell’anno spenderà almeno 560 euro solo per il cibo. Aggiungendo la selezione di vini proposta dallo chef sommelier (110 euro a testa), si arriva a 780 euro. Una somma che per molte famiglie italiane rappresenta quasi un mese di spesa alimentare.
Il cenone include piatti elaborati come crudo di rombo con basilico, cannella e pepe lungo, coda alla vaccinara con gamberoni viola, plin di cacciagione al passion fruit e maialino “come una volta” con gnocchi di asiago. Creazioni certamente ricercate, ma che pongono una domanda legittima: questi abbinamenti arditi, come il soufflé di torrone con vongole veraci e aglio nero, giustificano davvero un tale investimento economico?
Un dettaglio non trascurabile: Casa Vissani ha recentemente perso la Stella Michelin, riconoscimento che per anni ha contribuito a giustificare prezzi di questo livello. Nonostante questo ridimensionamento del prestigio internazionale, i costi rimangono invariati, sollevando dubbi sulla coerenza tra reputazione attuale e tariffe praticate.
La perdita della Stella rappresenta un segnale da non sottovalutare nel mondo dell’alta ristorazione, dove il riconoscimento della Guida Michelin costituisce spesso l’elemento distintivo che legittima prezzi proibitivi per la maggior parte dei consumatori.
Per chi vuole trasformare la serata in un’esperienza prolungata, Casa Vissani propone un pacchetto di tre notti a partire da 1.895 euro a coppia, che include la cena di San Silvestro con vini e il pranzo del primo gennaio. Quasi duemila euro per un weekend: una cifra accessibile solo a una ristretta fascia di clientela.
Questi numeri evidenziano una distanza sempre più marcata tra diverse realtà economiche del Paese. Mentre l’inflazione erode il potere d’acquisto delle famiglie medie, il mercato del lusso gastronomico continua imperterrito a proporre esperienze riservate a chi può permetterselo, creando una sorta di ristorazione a “due velocità”.
Vale la pena ricordare che esistono numerose alternative per trascorrere un Capodanno memorabile senza necessariamente investire centinaia di euro a persona. Molti ristoranti di qualità propongono cenoni nell’ordine dei 70-100 euro, con menu tradizionali preparati con cura e ingredienti locali. Anche agriturismi e trattorie offrono esperienze autentiche a prezzi decisamente più accessibili, spesso con un rapporto qualità-prezzo superiore.
La proposta di Casa Vissani rappresenta emblematicamente un fenomeno più ampio: la crescente elitarizzazione dell’alta cucina italiana. Se da un lato è legittimo che esistano offerte per chi cerca esperienze esclusive, dall’altro è lecito chiedersi se questi prezzi riflettano effettivamente un valore proporzionale o se siano più il risultato di strategie di marketing mirate a costruire un’immagine di esclusività.
L’intrattenimento musicale, lo spettacolo pirotecnico e l’atmosfera raffinata completano il quadro, ma rimane la sensazione che si stia pagando soprattutto il “nome” e lo status associato all’esperienza, più che la qualità intrinseca dei piatti proposti.
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In un periodo storico in cui molte famiglie faticano ad arrivare a fine mese, cenoni di questo tipo appaiono come un lusso sempre più anacronistico, rappresentativo di disuguaglianze economiche che continuano ad ampliarsi nella società contemporanea.
