Le provocazioni di Putin: Europa descritta come “maialini” al servizio degli USA

Duro attacco verbale del Cremlino mentre la guerra in Ucraina continua e la tensione con la NATO cresce.

Il Cremlino torna all’offensiva verbale contro l’Occidente. Vladimir Putin, in un discorso riportato dall’agenzia Tass, ha nuovamente puntato il dito contro i leader europei, accusandoli di diffondere “isteria” e alimentare artificialmente la paura di un conflitto con Mosca. Ma non si è limitato alle accuse: ha utilizzato un linguaggio offensivo e spregiativo, definendo gli europei “maialini” che si sarebbero accodati servilmente all’amministrazione americana.

Le parole del presidente russo rivelano una strategia retorica ben collaudata: negare qualsiasi responsabilità nel clima di tensione che si respira in Europa, ribaltando l’accusa sui governi occidentali. Secondo Putin, politici irresponsabili starebbero manipolando l’opinione pubblica, facendo credere ai cittadini che uno scontro con la Russia sia inevitabile. “Diverse figure che ricoprono posizioni di responsabilità sembrano aver dimenticato i loro doveri verso il popolo”, ha dichiarato, sostenendo che questi leader perseguono unicamente interessi personali e di breve termine.

Un’affermazione paradossale, se si considera che è proprio la Russia ad aver invaso l’Ucraina, scatenando la più grave crisi di sicurezza europea dal dopoguerra. Eppure, nella narrativa del Cremlino, qualsiasi preoccupazione occidentale viene liquidata come “sciocchezza” e “bugia”. Putin si spinge oltre, ridicolizzando chi avverte del pericolo russo: “Questa è una bugia, semplicemente una sciocchezza”, ripete, come se la realtà del conflitto in corso potesse essere cancellata con la semplice negazione.

Il bersaglio immediato delle critiche del leader russo è Mark Rutte, segretario generale della NATO, che nei giorni scorsi aveva lanciato un monito inequivocabile: “Siamo il prossimo obiettivo della Russia e siamo già in pericolo”. Rutte ha esortato gli alleati ad abbandonare ogni compiacenza e ad adottare una “mentalità da tempo di guerra”, aumentando rapidamente spese e produzione per la difesa. Secondo il capo della NATO, quanto sta accadendo in Ucraina potrebbe verificarsi anche nei Paesi membri dell’Alleanza Atlantica, e il tempo per prepararsi sta per scadere.

La risposta di Putin è stata tanto sprezzante quanto volgare. I “maialini europei”, come li ha chiamati, si sarebbero allineati agli Stati Uniti nella speranza di approfittare del collasso russo, cercando di recuperare quanto “perso nei periodi storici precedenti” e tentando persino una vendetta. Un linguaggio che tradisce disprezzo e risentimento, oltre a un’evidente incapacità di accettare le legittime preoccupazioni di sicurezza dei Paesi europei.

Nel suo discorso al ministero della Difesa, Putin ha ribadito che gli obiettivi dell’operazione militare in Ucraina verranno raggiunti, preferibilmente attraverso canali diplomatici. Ma ha subito aggiunto una minaccia neanche troppo velata: se l’avversario e i suoi “protettori stranieri” si rifiuteranno di negoziare seriamente, Mosca “otterrà la liberazione dei suoi territori storici con mezzi militari”. Una formulazione che non lascia dubbi sulla determinazione russa a proseguire la guerra.

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Intanto, l’Europa reagisce. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sottolineato che la sicurezza del continente è diventata “un obbligo, non più un’opzione”, annunciando investimenti fino a 800 miliardi di euro per la difesa entro il 2030. Il premier britannico Keir Starmer ha trasferito 2,5 miliardi di sterline all’Ucraina, ricavati dagli interessi sui beni congelati dell’oligarca Roman Abramovich.

Le parole di Putin tradiscono una strategia di propaganda volta a dividere l’Occidente e a dipingere la Russia come vittima. Ma la realtà rimane: è Mosca che ha scatenato questa guerra, ed è Putin che continua a rifiutare soluzioni pacifiche credibili.

Fonte: qui e qui

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