Meloni a Bonelli: “Non temo di tornare all’opposizione”

Meloni replica a Bonelli: “Cinque risoluzioni, cinque partiti. L’opposizione è frammentata, la maggioranza compatta”

Una risposta secca e senza giri di parole. Giorgia Meloni, alla Camera, chiude il dibattito sulle comunicazioni per il Consiglio europeo con una stoccata al deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Angelo Bonelli, mettendo in luce quella che definisce la principale contraddizione delle opposizioni: la loro evidente frammentazione.

È stato lo stesso Bonelli, durante il suo intervento in aula, a provocare la reazione della presidente del Consiglio. Il parlamentare di Avs aveva dichiarato apertamente l’intento di “lavorare per mandare a casa” il governo Meloni, accusando la premier di essere “la regista del declino dell’Unione europea” e addirittura “la migliore alleata di Putin e Trump”. Parole forti, che però hanno offerto a Meloni l’occasione per ribaltare la prospettiva e mettere a nudo le contraddizioni dell’opposizione.

“Sempre pronta a tornare all’opposizione, se ci riescono”, ha risposto la premier con un misto di ironia e fermezza. Meloni ha ricordato la sua lunga esperienza nei banchi dell’opposizione, sottolineando come non tema affatto un eventuale cambio di ruolo. Ma è proprio qui che arriva l’affondo più significativo: “Certo mi preoccuperebbe, in un contesto internazionale complesso come quello attuale, dover mandare a Bruxelles un presidente del Consiglio che in Parlamento si trova di fronte a cinque risoluzioni diverse”.

Il riferimento è chiaro e documentato: mentre la maggioranza si presenta unita con una sola risoluzione condivisa da quattro partiti, le opposizioni hanno presentato ben cinque risoluzioni distinte, una per ciascun partito. Una frammentazione che, secondo Meloni, rappresenta “una differenza fondamentale” e che solleva interrogativi sulla capacità delle forze di opposizione di costruire un’alternativa credibile.

Il Sole 24 Ore ha documentato questo passaggio, evidenziando come la premier abbia utilizzato proprio questa divisione per sottolineare la compattezza del suo governo. Le divergenze tra le opposizioni non riguardano solo questioni di forma: emergono differenze sostanziali anche su temi cruciali come l’utilizzo degli asset russi congelati. Mentre il Partito Democratico propone di impiegarli per sostenere l’Ucraina, il Movimento 5 Stelle chiede di interrompere qualsiasi piano che coinvolga questi beni.

La replica di Meloni non si è limitata a Bonelli. La presidente del Consiglio ha risposto anche alle critiche della segretaria del Pd Elly Schlein, che aveva parlato di “frigoriferi vuoti” nelle famiglie italiane. “È irresponsabile raccontare l’Italia come un Paese con masse di persone denutrite”, ha affermato Meloni, citando i dati della Fao sulla sicurezza alimentare: l’indicatore è passato dal 2,2% del 2022 all’1,3% del 2024. “I dati sono tutti migliori rispetto a quando eravate voi al governo”, ha aggiunto, rivolgendosi direttamente alle opposizioni.

Particolarmente dura anche la critica al Movimento 5 Stelle. Meloni ha ironizzato sulla “scoperta” del pacifismo grillino, ricordando come diversi ex esponenti pentastellati siano poi diventati lobbisti nel settore della difesa una volta usciti dal Parlamento. Un’incoerenza che, secondo la premier, “questa volta vi è sfuggita di mano”.

Sul fronte economico, Meloni ha risposto alle accuse sull’aumento della pressione fiscale spiegando che “il gettito fiscale sale perché oggi lavora un milione di persone in più che pagano le tasse”, oltre ai risultati record nella lotta all’evasione. Una narrazione diversa rispetto a quella proposta dalle opposizioni, che parlano di maggior carico fiscale sulle famiglie.

La seduta alla Camera ha messo in evidenza non solo le distanze tra governo e opposizioni, ma soprattutto le profonde divisioni interne alle forze che vorrebbero proporsi come alternativa. Il Foglio ha sottolineato come Meloni abbia saputo trasformare le critiche in un’opportunità per evidenziare la solidità della maggioranza.

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Quello che emerge dal dibattito parlamentare è un quadro chiaro: da un lato un governo che rivendica unità e risultati concreti, dall’altro un’opposizione frammentata che fatica a trovare una linea comune anche sui temi più rilevanti della politica estera ed europea. Cinque risoluzioni per cinque partiti, un dato che parla da solo e che Meloni non ha mancato di utilizzare come argomento principale per smontare le accuse di Bonelli e degli altri esponenti dell’opposizione.

La domanda che resta aperta è se questa frammentazione sia un elemento temporaneo o strutturale delle opposizioni italiane, incapaci di costruire un fronte comune nemmeno di fronte alle sfide europee più urgenti.

Fonte: qui e qui

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