Scuola commissariata: lo Stato interviene in 4 le Regioni

Dimensionamento Scuola: quattro regioni finite sotto commissariamento

Una decisione che era nell’aria, ma che non per questo risulta meno controversa. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al commissariamento di quattro regioni italiane, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, per via del mancato adeguamento ai piani di riorganizzazione della rete scolastica previsti per il nuovo anno. Una scelta che riaccende il dibattito sugli equilibri tra governo centrale e amministrazioni locali in materia di istruzione.

La questione ruota attorno ai vincoli imposti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che prevede un riassetto delle istituzioni scolastiche basato sull’effettiva popolazione studentesca presente in ogni regione. Secondo quanto comunicato dal Ministero guidato da Giuseppe Valditara, la riforma punta a razionalizzare la gestione amministrativa senza però procedere alla chiusura fisica delle scuole. Il nodo del contendere? Il rispetto degli impegni presi con Bruxelles e il timore che il mancato allineamento possa mettere a repentaglio i finanziamenti già ricevuti dall’Italia.

Dal canto suo, il Ministero sottolinea come le quattro regioni abbiano beneficiato di ben due rinvii: il primo scaduto a fine novembre, il secondo a metà dicembre. Nonostante questa flessibilità, le formalizzazioni necessarie non sarebbero mai arrivate. A rafforzare la posizione governativa anche una serie di pronunciamenti: tre sentenze della Corte Costituzionale hanno confermato la correttezza dell’operato ministeriale, mentre diversi ricorsi presentati dalle regioni sono stati respinti sia dal TAR che dal Consiglio di Stato.

Ma è proprio qui che le posizioni divergono in modo netto. Le amministrazioni regionali coinvolte contestano non tanto il principio della riforma quanto i criteri utilizzati per calcolare i tagli. L’Emilia-Romagna, ad esempio, fa notare di aver già raggiunto e superato gli standard richiesti: con una media di 994 studenti per istituto contro i 938 previsti, la regione si chiede perché debba subire un’ulteriore riduzione di 17 autonomie scolastiche.

Il presidente Michele de Pascale e l’assessora Isabella Conti parlano di “decisioni prese senza trasparenza” e denunciano il rischio di creare scuole-monstre da duemila alunni, dove gli studenti diventerebbero semplici numeri. Posizione simile quella della Toscana, che aveva presentato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, sospeso in attesa dell’esito. Il governatore Eugenio Giani e l’assessora Alessandra Nardini lamentano come i calcoli ministeriali si baserebbero su stime al ribasso degli studenti toscani, non sui dati reali.

Dalla Sardegna arriva la voce della presidente Alessandra Todde, che definisce il commissariamento “una scelta sbagliata” che penalizza un’isola già alle prese con alti tassi di dispersione scolastica e con evidenti difficoltà legate alla conformazione geografica del territorio. Anche l’Umbria, attraverso la governatrice Stefania Proietti, denuncia l’assurdità di tagliare autonomie in zone montane dove le scuole rappresentano spesso l’unico presidio pubblico rimasto.

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Resta ora da vedere come si evolverà questa vicenda. Il commissariamento, assicura il Ministero, riguarderà solo gli aspetti amministrativi. Ma le regioni temono ricadute ben più ampie sulla qualità dell’offerta formativa, soprattutto nei territori già fragili. Un confronto che sembra destinato a proseguire, tra tavoli tecnici e possibili nuovi ricorsi, mentre l’anno scolastico prosegue e la necessità di risposte chiare diventa sempre più urgente.

Fonte: qui e qui

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