
Uno sgarbo televisivo, accuse pesanti e il “traino” di Report che accende lo scontro su Rai3.
Non capita tutti i giorni di assistere a un siparietto televisivo che diventa caso nazionale. Eppure Luca Barbareschi, showman dalla lingua affilata e dal piglio deciso, ha deciso di dire ciò che evidentemente gli bruciava da tempo. E lo ha fatto con quella schiettezza che da sempre lo contraddistingue.
La scena si è consumata domenica sera su Rai3, quando l’attore e conduttore ha preso la linea dopo la conclusione di Report. Il problema? Sigfrido Ranucci, al termine della sua trasmissione d’inchiesta, si era limitato a un generico “l’offerta di Rai3 continua”, dimenticando ancora una volta di menzionare il programma successivo. O meglio, dimenticando di pronunciare il nome del collega che avrebbe preso il suo posto.
“Vorrei ringraziare il grande conduttore di Report e ricordargli che io mi chiamo Luca Barbareschi. Lui fa fatica a dirlo”, ha esordito con ironia pungente il padrone di casa di “Allegro ma non troppo”. E qui bisogna ammettere che Barbareschi ha centrato un punto dolente: quanto costa davvero dire “ora la linea passa a Luca Barbareschi”? Evidentemente troppo, a giudicare dalle omissioni ripetute.
L’intervento di Barbareschi:
Ma il momento clou è arrivato quando l’attore ha alzato il tiro, tirando in ballo una vicenda ben più seria. “Gli voglio ricordare che non dovrebbe fargli fatica perché il suo consulente commerciale è quello che mi sta spiando da due anni”, ha dichiarato riferendosi al caso del commercialista Gian Gaetano Bellavia, finito al centro di polemiche e inchieste giornalistiche. “L’ho letto sui giornali. Per questo verrà querelato. Io non spio voi ma almeno ricordatevi il nome. Watch out baby, stai attento”.
Il riferimento è chiaro e il tono deciso. Barbareschi non è tipo da mandare giù in silenzio quello che percepisce come uno sgarbo ripetuto, e ha colto l’occasione per mettere i puntini sulle i con la schiettezza che il pubblico gli riconosce.
La replica di Ranucci non si è fatta attendere. Attraverso Facebook, il giornalista ha bollato le parole del collega come “indegno sproloquio”, difendendo il suo consulente e sostenendo che Bellavia sia stato vittima di un furto e che nessun organo giudiziario lo abbia mai accusato di spionaggio. Poi la stoccata finale: “A Barbareschi Report e il suo consulente fanno comodo solo per il traino, visto che ha espressamente chiesto di essere posizionato dopo di noi”.
Qui però sorge spontanea una domanda: se Barbareschi ha davvero chiesto di andare in onda dopo Report per beneficiare del “traino”, perché poi Ranucci fatica tanto a pronunciarne il nome? Sarebbe proprio nel suo interesse valorizzare il passaggio di testimone. A meno che, come insinua Barbareschi con la sua verve, non ci sia dell’altro sotto.
Nel frattempo, l’Usigrai ha preso le difese di Ranucci, parlando di “minacce in diretta TV” e definendo la vicenda una “messinscena indegna del servizio pubblico”. Il sindacato dei giornalisti Rai ha sollecitato un intervento dei vertici aziendali e ha evidenziato “il preoccupante silenzio” dell’azienda su quanto accaduto.
Gli ascolti, poi, raccontano un’altra storia: Report ha ottenuto 1,3 milioni di spettatori con il 7,6% di share, mentre “Allegro ma non troppo” si è fermato a 312mila spettatori e il 2,9%. Numeri che evidenziano una sproporzione evidente, ma che Barbareschi non sembra temere. D’altronde, con la sua carriera alle spalle, attore, regista, ex deputato, non è certo uno che si lascia intimidire dalle cifre.
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Che sia una battaglia per il rispetto professionale o una questione di principio, Barbareschi ha fatto quello che sa fare meglio: dire la sua senza giri di parole. E in un panorama televisivo spesso troppo politically correct, c’è chi apprezza proprio questa autenticità.
