Saviano boccia Trump sul Venezuela: ma stavolta l’esperto di narcos sembra confuso

L’analisi dello scrittore sull’operazione USA solleva più dubbi che certezze

Roberto Saviano torna a far parlare di sé con l’ennesimo intervento che divide l’opinione pubblica. Questa volta, lo scrittore di “Gomorra” si è lanciato in un’analisi dell’operazione militare americana contro il regime di Nicolás Maduro in Venezuela, sostenendo che dietro l’intervento degli Stati Uniti non ci sarebbe alcuna reale intenzione di combattere il narcotraffico.

In un video pubblicato sui social media, Saviano ha dichiarato senza mezzi termini che l’azione voluta da Donald Trump rappresenterebbe semplicemente “una mossa geopolitica” finalizzata esclusivamente ad ampliare l’influenza americana nel continente sudamericano. Secondo l’autore campano, l’amministrazione Trump starebbe tentando di costruire “Stati filo-trumpiani” nella regione, utilizzando la guerra alla droga come mero pretesto.

Il video di Saviano:

Ma davvero è così semplice? La tesi di Saviano appare quantomeno superficiale. Lo scrittore, pur ammettendo che Maduro è “un criminale politico” che ha perseguitato gli oppositori, torturato dissidenti e intrattenuto rapporti con le organizzazioni criminali, sembra dimenticare un dettaglio non proprio trascurabile: proprio quei legami con il narcotraffico potrebbero giustificare ampiamente un intervento mirato.

Saviano sostiene che l’operazione non avrebbe senso perché “il Messico è il vero centro mondiale della distribuzione di cocaina e fentanyl”, mentre Colombia e Perù resterebbero i principali produttori. Un ragionamento che sfiora il paradosso: è come dire che non si dovrebbe arrestare un trafficante perché esistono cartelli più grandi. Con questa logica, nessuna operazione contro il crimine organizzato avrebbe mai senso.

Lo scrittore dimentica inoltre un fatto: i nipoti dello stesso Maduro sono stati coinvolti in traffici di stupefacenti utilizzando persino voli di Stato. Un dettaglio che evidentemente non rientra nella sua narrativa preconfezionata contro Trump. Se un regime utilizza l’apparato statale per facilitare il narcotraffico internazionale, come si può sostenere che colpirlo non sia lotta alla droga?

La conclusione di Saviano è ancora più discutibile: l’operazione non solo sarebbe inefficace contro il narcotraffico, ma addirittura lo rafforzerebbe. Una previsione che sembra più un auspicio ideologico che un’analisi fondata. Come potrebbe il narcotraffico rafforzarsi dalla caduta di uno dei suoi principali protettori politici?

Ciò che emerge dalle dichiarazioni dello scrittore è un’antipatia viscerale verso Trump che sembra offuscare qualsiasi capacità di analisi oggettiva. Ogni azione dell’amministrazione americana viene automaticamente etichettata come cinica, opportunistica, priva di valori morali. Eppure stavolta Trump ha rimosso un dittatore che reprimeva il proprio popolo e collaborava attivamente con i trafficanti. Non è esattamente un’operazione da condannare senza appello.

Saviano critica l’intervento definendolo “non morale”, ma quale valutazione morale dovremmo dare a un regime che tortura gli oppositori e trasforma il proprio paese in un narco-stato? La popolazione venezuelana, che Saviano stesso definisce “allo stremo”, non merita forse di liberarsi da un tiranno?

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L’impressione è che per alcuni commentatori qualsiasi cosa faccia Trump sia sbagliata per definizione. Una posizione ideologica così rigida da diventare prevedibile e, paradossalmente, poco credibile. Stavolta Saviano, l’esperto di mafie e narcotraffico, sembra aver perso la bussola nel labirinto della propria narrativa anti-Trump.

Fonte: qui e qui

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