Torino, la notte di San Silvestro si tinge di violenza: aggressione ai Carabinieri durante la parata degli antagonisti

Parata antagonista degenera in violenza: petardi e bombe carta contro Polizia e Carabinieri, quattro militari feriti

La prima notte dell’anno 2026 a Torino sarà ricordata non per i brindisi e i festeggiamenti, ma per l’ennesimo episodio di tensione generato dagli ambienti antagonisti. Circa duemila persone, in gran parte legate al centro sociale Askatasuna sgomberato il 18 dicembre scorso, hanno invaso le strade del capoluogo piemontese con quella che hanno ribattezzato “Street Parade”: un corteo che ha ben poco di pacifico e molto di provocatorio.

La serata è iniziata in piazza Vittorio Veneto, completamente militarizzata dalle forze dell’ordine che avevano intuito il rischio di degenerazione. Gli attivisti non hanno deluso le aspettative: armati di impianti audio montati su furgoni, hanno trasformato la manifestazione in una discoteca itinerante, con tanto di bar ambulante che distribuiva alcolici a basso costo. Un’immagine che fa riflettere: non una protesta civile, ma un’occupazione festaiola dello spazio pubblico.

Il corteo si è mosso verso Vanchiglia, e proprio all’altezza dell’incrocio con via Rossini è scoppiata la violenza. Un gruppo di manifestanti, presumibilmente giovani di seconda generazione italiana secondo le fonti, ha iniziato a scagliare petardi, bombe carta e fuochi d’artificio contro i presidi di Polizia e Carabinieri.

L’aggressione non è stata simbolica: quattro carabinieri sono rimasti feriti, fortunatamente in modo lieve. Ma questo non diminuisce la gravità dell’accaduto. Parliamo di uomini in divisa che stavano semplicemente svolgendo il loro dovere, garantendo l’ordine pubblico in una serata già complessa. La risposta delle forze dell’ordine è stata immediata e proporzionata: lacrimogeni e idranti per disperdere gli elementi violenti.

Ciò che disturba profondamente è l’atteggiamento di chi partecipa a queste manifestazioni. Gli slogan urlati, “Askatasuna non si tocca, la difenderemo con la lotta”, non lasciano spazio a interpretazioni: si rivendica apertamente l’uso della violenza, si glorifica la resistenza al rispetto delle leggi. Il culmine simbolico si è raggiunto quando alcuni manifestanti si sono arrampicati sui gasometri del Campus Einaudi per esporre lo striscione “Sono ancora in giro le ragazze di Vanchiglia”, accompagnato da cori minacciosi.

La domanda sorge spontanea: quale messaggio si vuole mandare? Che un centro sociale sgomberato legalmente dalle autorità debba essere difeso con ogni mezzo? Che le istituzioni democratiche e le decisioni giudiziarie possano essere ignorate quando non collimano con le proprie convinzioni ideologiche?

Il traffico è andato in tilt, un intero quartiere è stato ostaggio per ore di questa parata, le forze dell’ordine hanno subito un’aggressione gratuita. Tutto questo mentre la maggioranza dei torinesi cercava semplicemente di festeggiare l’arrivo del nuovo anno in pace.

Askatasuna e chi la sostiene continuano a rivendicare il “diritto al quartiere”, denunciando una presunta militarizzazione di Vanchiglia. Ma chi ha militarizzato davvero il quartiere la notte di Capodanno? Chi ha reso necessario lo spiegamento massiccio di agenti per prevenire disordini maggiori?

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La festa è proseguita fino all’alba davanti al Campus Einaudi, tra musica techno sparata a tutto volume e fuochi d’artificio. Mentre la Digos lavora all’identificazione dei responsabili delle violenze, resta un bilancio amaro: quattro servitori dello Stato feriti, una città in ostaggio e l’ennesima dimostrazione che certi ambienti considerano la violenza uno strumento legittimo di lotta politica.

Torino merita di meglio. Merita che chi usa la piazza come campo di battaglia risponda delle proprie azioni davanti alla legge.

Fonte: qui e qui – Immagine ricostruzione IA.

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