
Crosetto rompe il silenzio da una base NATO: Ucraina sì, Gaza solo con garanzie
Durante la vigilia di Natale, mentre molti italiani si preparavano ai festeggiamenti, il ministro della Difesa Guido Crosetto si trovava a migliaia di chilometri da casa, nella base militare di Novo Selo in Bulgaria. Non una visita di circostanza, ma l’occasione per fare il punto su due dossier internazionali che tengono in tensione l’Italia e l’intera comunità internazionale: il sostegno militare all’Ucraina e la possibile partecipazione a una missione di pace nella Striscia di Gaza.
Le dichiarazioni del ministro hanno il sapore della concretezza. Niente giri di parole, ma affermazioni nette per smentire voci di corridoio e delineare con precisione quale sarà la posizione italiana nei prossimi mesi. Una comunicazione diretta, resa ancora più significativa dalla presenza dei militari italiani schierati sul fronte orientale della NATO.
Nelle settimane scorse, diverse indiscrezioni giornalistiche avevano alimentato l’ipotesi di tensioni all’interno della maggioranza di governo riguardo al nuovo decreto destinato a regolare l’invio di equipaggiamenti militari all’Ucraina. Secondo queste ricostruzioni, ci sarebbero stati contrasti e rallentamenti nella definizione del provvedimento.
Crosetto ha però respinto con fermezza questa narrazione. Il ministro ha confermato che il decreto è stato completato già da tempo e che non esistono divergenze politiche su questo tema. La data cerchiata in rosso sul calendario è il 29 dicembre: in quel giorno verranno resi pubblici i dettagli operativi e tecnici dell’assistenza italiana a Kiev.
“Dai frutti si riconosce l’albero”, ha detto Crosetto citando un passo biblico, per invitare stampa e opinione pubblica a giudicare il governo sulla base delle azioni concrete e non delle speculazioni. Un messaggio chiaro: la compattezza dell’esecutivo su questo fronte non è mai venuta meno.
Ben diverso è il tono quando si parla del Medio Oriente. Qui Crosetto adotta un linguaggio di estrema prudenza, sottolineando la complessità di un eventuale coinvolgimento italiano in una missione internazionale nella Striscia di Gaza.
Il ministro ha spiegato che Roma non può agire in autonomia su un dossier così delicato. Ogni decisione dovrà essere inserita in un quadro multilaterale, con il coinvolgimento di partner internazionali e all’interno di una cornice condivisa dalla comunità internazionale. Nessuna iniziativa solitaria, dunque, ma solo un impegno ponderato e coordinato.
Il paragone utilizzato da Crosetto è significativo: secondo il ministro, l’operazione a Gaza potrebbe rivelarsi ancora più difficile e pericolosa di quella condotta in Afghanistan. Un riferimento che evoca immediatamente i sacrifici compiuti dall’Italia in quel teatro operativo, con decine di caduti e un impegno prolungato che ha messo a dura prova le forze armate nazionali.
Le ragioni di questa cautela sono legate alla situazione sul campo. Gaza non è un’area pacificata: permangono gruppi armati, una fitta rete di tunnel sotterranei e un contesto urbano ad altissima densità abitativa che rende qualsiasi operazione militare estremamente rischiosa.
Per Crosetto, la priorità assoluta deve essere la sicurezza dei soldati italiani. Prima di impegnare truppe in un contesto così volatile, è necessario avere garanzie solide, un mandato chiaro e obiettivi definiti. Solo quando questi elementi saranno presenti, l’Italia potrà valutare un proprio contributo.
Tra le ipotesi allo studio c’è la costituzione di una Forza di Stabilizzazione Internazionale (ISF), un contingente multinazionale che dovrebbe garantire la sicurezza nella Striscia di Gaza dopo la fine delle ostilità. Tuttavia, al momento, questo progetto è ancora in fase embrionale.
Crosetto ha chiarito che l’Italia non può pronunciarsi su qualcosa che non esiste ancora in forma concreta. Solo quando ci sarà un piano operativo dettagliato, con compiti definiti e condiviso dagli alleati, Roma potrà decidere se e in che misura partecipare. L’approccio è quello della responsabilità: evitare decisioni affrettate che potrebbero mettere a rischio vite umane senza un reale beneficio per la stabilizzazione dell’area.
La scelta di fare queste dichiarazioni dalla Bulgaria non è casuale. Il contingente italiano di Novo Selo fa parte della missione NATO di rassicurazione sul fianco orientale dell’Alleanza, un dispositivo strategico rafforzato dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
La presenza di Crosetto in quella base, a pochi giorni dal Natale, rappresenta un segnale di vicinanza istituzionale ai militari impegnati lontano da casa, ma anche una riaffermazione del ruolo dell’Italia come partner affidabile della NATO e protagonista attivo nella sicurezza europea.
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Le parole del ministro tracciano una linea di equilibrio: l’Italia intende mantenere i propri impegni internazionali, ma senza improvvisazioni. Sul fronte ucraino, il sostegno continua con modalità chiare e condivise. Su quello mediorientale, la prudenza prevale, in attesa di condizioni che garantiscano efficacia e sicurezza.
Un approccio concreto, lontano da slogan e proclami, che riflette la consapevolezza delle sfide che il Paese deve affrontare in uno scenario globale sempre più instabile.
