
Il ministro rilancia il risarcimento pieno per chi viene riconosciuto innocente: dignità, tempo e vita non possono restare senza risposta.
Durante l’XI Congresso di Nessuno tocchi Caino, il Guardasigilli ha tracciato la rotta di un sistema penale più equo, dove l’innocenza riconosciuta non lasci cicatrici indelebili
Una proposta di civiltà giuridica e di giustizia sostanziale. È questa la visione che il ministro Carlo Nordio ha illustrato durante l’XI Congresso di Nessuno tocchi Caino, tenutosi a Milano presso il teatro Puntozero del carcere Beccaria. Le sue parole aprono uno scenario dove chi viene definitivamente assolto possa davvero voltare pagina, senza portare sulle spalle le conseguenze di un errore giudiziario.
“Quando c’è una sentenza definitiva di assoluzione, ritengo doveroso che segua una piena restituzione di quanto perduto, non soltanto sul piano economico ma anche su quello della dignità personale”, ha dichiarato il ministro, rispondendo alla sollecitazione dell’imprenditore siciliano Pietro Cavallotti, la cui famiglia ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza traumatica di un processo di prevenzione con sequestro dei beni.
Il Guardasigilli ha ribadito un principio che ha sempre sostenuto, anche nei suoi anni da magistrato e giornalista: una sentenza di piena assoluzione non dovrebbe lasciare alcuna conseguenza negativa sulla vita di chi viene prosciolto. Un’affermazione che suona come un atto di umanità e di rispetto per chi ha attraversato l’inferno di un processo.
Nordio non si è limitato a enunciare principi. Ha annunciato che, subito dopo la chiusura della fase referendaria, che si augura possa confermare la riforma della giustizia, il governo metterà mano alla procedura penale. L’obiettivo è chiaro: costruire un nuovo codice di procedura che metta al centro la presunzione di innocenza, la certezza di una pena proporzionata e umana, e la rieducazione del condannato.
“Il processo non è solo lo strumento per arrivare alla condanna, ha ricordato citando il grande giurista Francesco Carnelutti, ma è già di per sé una pena. Lo sanno bene coloro che vivono anni di procedimenti per poi essere assolti”.
Una riflessione che tocca una delle ferite più profonde del sistema giudiziario italiano: quella dei processi che si trascinano all’infinito, delle indagini che si aprono e si richiudono, creando un limbo kafkiano per i cittadini coinvolti. Nordio ha precisato che l’obbligatorietà dell’azione penale non verrà toccata, perché resta una garanzia di uguaglianza, almeno teorica, tra tutti i cittadini.
Un altro punto centrale dell’intervento riguarda la carcerazione preventiva. “In Italia ci sono oltre 15.000 persone in carcere che non stanno scontando una condanna definitiva. Una buona parte di esse viene poi scarcerata perché la detenzione si rivela ingiustificata”, ha sottolineato il ministro, confermando la volontà del governo di limitare il più possibile la custodia cautelare in ossequio al principio della presunzione di innocenza.
Si tratta di una battaglia di civiltà: evitare che persone innocenti passino mesi o anni dietro le sbarre prima di vedersi riconosciuta la propria estraneità ai fatti. La riforma già introdotta prevede l’interrogatorio preventivo prima dell’emissione della custodia cautelare e, a breve, entrerà in vigore la composizione collegiale dell’organo che emette l’ordinanza, un meccanismo che dovrebbe garantire decisioni più ponderate.
Il ministro ha poi sollevato una questione spesso trascurata: il rimborso delle spese legali per chi viene assolto. “In un mondo ideale, ha affermato, chiunque venga sottoposto a processo e poi prosciolto dovrebbe essere risarcito anche per le spese sostenute per la difesa”. Una visione che il ministro stesso ha definito “forse un po’ utopistica, ma in cui credo fermamente”.
Se il governo ha già previsto il rimborso per gli agenti delle forze dell’ordine coinvolti in procedimenti, Nordio auspica che questo principio possa estendersi a tutti i cittadini, perché la giustizia non può essere un privilegio per pochi.
Leggi anche – Sinner pronto per la sfida da un milione
Infine, Nordio ha parlato di tossicodipendenza e lavoro carcerario. I tossicodipendenti, ha detto, “non sono criminali da punire ma persone malate da curare, che spacciano per procurarsi le sostanze”. Per loro occorrono forme alternative che coniughino controllo sociale, sanzioni adeguate e percorsi di rieducazione.
Sul fronte del lavoro, il ministro ha espresso soddisfazione per l’aumento dei laboratori in carcere: non solo i tradizionali panettoni prodotti a Padova, ma anche violini costruiti con il legno delle barche dei migranti, laboratori di odontoiatria e falegnameria. E, soprattutto, si sta lavorando per facilitare l’accesso al lavoro esterno per chi esce dal carcere.
Una riforma che guarda all’umano, prima che al giuridico. È questa la scommessa di Nordio.
