
Operazione “Occhio di Falco”, Washington risponde senza esitazioni all’agguato contro i suoi soldati
Washington tiene fede alla promessa di non lasciare impuniti gli attacchi contro i suoi militari. Una dimostrazione di forza e determinazione che segna un punto di svolta nella lotta al terrorismo jihadista
L’amministrazione Trump ha mantenuto la parola data. Dopo l’agguato mortale del 13 dicembre scorso a Palmira, che è costato la vita a due soldati americani e a un interprete civile statunitense, gli Stati Uniti hanno sferrato un colpo devastante contro lo Stato Islamico in territorio siriano. L’operazione “Hawkeye Strike”, tradotta come “Occhio di Falco”, rappresenta una delle più imponenti offensive aeree degli ultimi tempi contro le infrastrutture jihadiste.
Nella notte tra giovedì e venerdì, cacciabombardieri F-15 Eagle, velivoli d’attacco al suolo A-10 Thunderbolt ed elicotteri da combattimento AH-64 Apache hanno preso il volo verso la Siria centrale. L’obiettivo era chiaro: colpire il cuore operativo dell’ISIS e mandare un messaggio inequivocabile a chiunque osi minacciare la sicurezza americana. Più di settanta bersagli sono stati identificati ed eliminati con oltre cento munizioni di precisione, come confermato dal Comando Centrale statunitense (Centcom).
Le installazioni prese di mira includevano centri di comando, arsenali, depositi logistici e rifugi utilizzati dai miliziani per muoversi indisturbati nelle zone desertiche. Tra le vittime confermate figurano almeno cinque combattenti dell’ISIS, tra cui un comandante di cellula responsabile dell’utilizzo di droni nella regione, secondo quanto riportato dall’Osservatorio siriano per i diritti umani con sede a Londra.
Donald Trump non ha usato mezzi termini nel commentare l’azione militare. Su Truth Social, il presidente ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno colpito “i criminali dell’ISIS che cercavano di riorganizzarsi” e ha lanciato un avvertimento durissimo: “Chiunque sia così malvagio da attaccare gli americani verrà colpito più duramente di quanto non sia mai stato colpito prima”. Parole che riflettono la determinazione di un leader che non intende tollerare minacce alla sicurezza nazionale.
Durante un discorso in North Carolina, Trump ha inoltre sottolineato il sostegno del nuovo governo siriano guidato da Ahmad al-Sharaa, definendolo “pienamente favorevole” alle operazioni statunitensi. Un cambio di scenario significativo rispetto all’era Assad, che apre nuove prospettive di collaborazione nella regione.
L’operazione ha visto la partecipazione diretta della Giordania, i cui caccia F-16 hanno affiancato le forze americane nei raid aerei. Sul terreno, sono stati impiegati anche i sistemi di artiglieria a razzo HIMARS, garantendo precisione chirurgica negli attacchi. Questo coordinamento dimostra quanto sia ancora solida la coalizione internazionale anti-ISIS, nonostante gli anni trascorsi dalla sconfitta territoriale del sedicente califfato.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha definito l’operazione “una dichiarazione di vendetta” e ha ribadito che “l’America sotto Trump non esiterà mai a difendere il proprio popolo”. L’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom, ha spiegato che l’obiettivo strategico è impedire all’ISIS di riorganizzarsi e pianificare nuovi attentati, sia nella regione che contro il territorio americano.
L’attacco del 13 dicembre è stato perpetrato da un ex membro delle forze di sicurezza siriane passato nelle file dell’ISIS. Il cecchino responsabile è stato eliminato, ma aveva già lasciato dietro di sé morti e feriti. La risposta americana, pianificata nei giorni successivi attraverso intenso lavoro di intelligence e sorveglianza elettronica, è arrivata rapida e schiacciante.
Leggi anche – Askatasuna, mesi di aggressioni e intimidazioni dietro lo sgombero
Nonostante le perdite territoriali subite negli anni, l’ISIS continua a rappresentare una minaccia concreta. Le sue cellule sfruttano la frammentazione del controllo territoriale siriano e le vastità desertiche per mantenere attività operative. Ma con “Hawkeye Strike”, Washington ha dimostrato che la vigilanza resta alta e che ogni atto ostile verrà punito con fermezza.
Fonti del governo americano hanno fatto sapere che potrebbero seguire ulteriori operazioni mirate. Trump ha chiarito: la lotta al terrorismo non è finita, e chi minaccia l’America pagherà il prezzo più alto.
