
Dal Quirinale un messaggio netto su guerra, sicurezza, astensionismo e futuro dell’Europa
Durante la cerimonia di auguri di fine anno al Quirinale, il Presidente Sergio Mattarella ha tracciato un quadro delle sfide che attendono l’Italia e l’Europa, invitando le istituzioni e le forze politiche a guardare oltre le contingenze per costruire un futuro basato su valori condivisi.
“La nostra comune speranza oggi ha il nome della pace”, ha affermato il Capo dello Stato davanti ai rappresentanti istituzionali riuniti giovedì 19 dicembre. Una pace che deve essere autentica e duratura, capace di porre fine all’incertezza generata dagli attuali scenari internazionali. Mattarella ha sottolineato come sia fondamentale cogliere ogni opportunità di dialogo nei conflitti in Ucraina e Medio Oriente, richiamando le parole di Franklin Roosevelt sulla necessità di una “pace permanente” che elimini le cause profonde delle guerre, non solo le loro manifestazioni.
La riflessione del Presidente si è arricchita del ricordo personale dell’incontro con i veterani dello sbarco in Normandia, nei cui sguardi ha colto il significato autentico della pace conquistata attraverso il sacrificio. Un monito che risuona particolarmente forte in un’epoca in cui il diritto internazionale deve prevalere sulla forza delle armi.
Uno dei passaggi più delicati del discorso ha riguardato gli investimenti nella difesa. Pur riconoscendo che si tratta di un tema tradizionalmente impopolare, Mattarella ha affermato che raramente come in questo momento storico tali spese risultano indispensabili. L’obiettivo dichiarato è contribuire alla costruzione di una difesa comune europea, intesa come strumento di deterrenza e garanzia dello spazio condiviso di libertà.
Il Presidente ha rimarcato come nessuno Stato europeo, nemmeno il più potente o ricco, possa affrontare da solo le sfide globali contemporanee. La scelta dell’Europa rappresenta quindi una strada da percorrere “senza ripensamenti”, non solo per gli impegni assunti con i Trattati, ma per una necessità strategica evidente.
Mattarella ha lanciato un allarme sulle minacce che gravano sul modello democratico. Stati caratterizzati da crescenti tendenze autoritarie si propongono come alternative, mentre la concentrazione di enormi risorse finanziarie e tecnologiche in poche mani rischia di indebolire il ruolo delle istituzioni rappresentative. Quando la mediazione politica viene meno, ha avvertito, “le comunità si dividono, le istituzioni si indeboliscono, le democrazie inaridiscono”.
Particolare attenzione è stata riservata all’intelligenza artificiale: l’Europa dovrebbe sviluppare un proprio modello autonomo, trasparente e rispettoso dei diritti fondamentali, valorizzando le eccellenze presenti nel continente.
Un tema ricorrente nel discorso presidenziale è stato quello della partecipazione democratica. Alle ultime elezioni regionali ha votato meno del 45% degli aventi diritto, una tendenza in costante peggioramento. “Una democrazia di astenuti, di assenti, di rassegnati è una democrazia più fragile”, ha avvertito Mattarella, sottolineando come a subirne le conseguenze siano proprio i cittadini.
Il Presidente ha invitato a riflettere soprattutto sulle ragioni che spingono i giovani a disertare le urne, pur dimostrando forte impegno civile su temi come pace, ambiente e volontariato. Comprendere questa apparente contraddizione potrebbe rappresentare la chiave per rivitalizzare la partecipazione elettorale.
Nonostante alcuni risultati positivi sul piano economico, come la crescita occupazionale e il controllo dei conti pubblici, persistono criticità significative: oltre cinque milioni di persone vivono in povertà, il valore reale delle retribuzioni rimane problematico, l’occupazione femminile e giovanile risulta insufficiente. A ciò si aggiunge la questione demografica, aggravata dall’emigrazione di molti giovani italiani verso l’estero.
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Mattarella ha richiamato le forze politiche alla condivisione di obiettivi fondamentali che trascendono le legislature e le alternanze di governo. Chi ricopre mandati elettivi dovrebbe guardare “non alle successive elezioni ma all’orizzonte del bene comune dell’Italia”.
In vista dell’ottantesimo anniversario della Repubblica, il messaggio finale del Presidente si è concentrato sulla parola “insieme”: la Repubblica vive del contributo di ciascuno, e questa unità rappresenta l’antidoto alla sfiducia verso il futuro e il fondamento stesso della convivenza democratica.
