
Dopo lo sgombero e gli scontri a Torino, Silvia Sardone attacca il Pd: “Anni di connivenze con l’estremismo”
Durante la puntata di ieri sera di 4 di Sera, il programma di Rete 4 condotto da Paolo Del Debbio e Roberto Poletti, lo sgombero del centro sociale Askatasuna a Torino ha dominato il dibattito. L’operazione della Digos, conclusasi nella mattinata del 18 dicembre dopo quasi trent’anni di occupazione, ha riacceso le polemiche sulla gestione dei centri sociali e sul rapporto tra istituzioni e ambienti antagonisti.
L’europarlamentare della Lega Silvia Sardone non ha usato mezzi termini nel suo intervento televisivo, puntando il dito contro le responsabilità della sinistra: “Finalmente è stato compiuto un atto di giustizia che chiedevamo da tempo. Parliamo di estremisti che non meritano immobili regalati, ma piuttosto il carcere”. Un affondo diretto che non lascia spazio a interpretazioni.
La parlamentare leghista ha poi ricordato i retroscena delle relazioni tra l’amministrazione comunale di Torino e gli occupanti di Askatasuna: “L’amministrazione torinese aveva già stanziato 100mila euro per la ristrutturazione dell’immobile e di fatto aveva avviato un accordo per cederlo agli antagonisti. Ora prendono le distanze, ma ci hanno messo davvero troppo tempo”.
L’intervento della Sardone:
“Il PD e la sinistra dovrebbero scusarsi per il rapporto di convivenza portato avanti in questi anni nei confronti di chi odia lo Stato e le forze dell’ordine”
Silvia Sardone a #4disera News pic.twitter.com/tZs7O2JW0J
— 4 di sera (@4disera) December 18, 2025
Le parole più dure di Sardone sono arrivate quando ha invocato un atto formale di contrizione: “Il Partito Democratico e la sinistra tutta dovrebbero scusarsi pubblicamente per la connivenza portata avanti in questi anni nei confronti di chi odia lo Stato e le forze dell’ordine”. Un’accusa pesante che fotografa uno scenario in cui, secondo la visione del centrodestra, la tolleranza verso certi ambienti radicali ha superato ogni limite.
Durante lo sgombero e nelle ore successive, la situazione è precipitata rapidamente. Gli agenti in assetto antisommossa sono stati bersagliati con petardi, bottiglie e altri oggetti contundenti. Secondo quanto riportato dall’Ansa, circa dieci poliziotti sono rimasti feriti negli scontri con i manifestanti che tentavano di opporsi all’operazione delle forze dell’ordine.
Le scritte sui muri di Torino non sono passate inosservate: “Questi qua stanno scrivendo sui muri della città ‘più sbirri morti’ e non credo che sia qualcosa di accettabile”, ha denunciato Sardone durante il talk show, evidenziando la gravità dei messaggi d’odio apparsi nelle strade del capoluogo piemontese.
L’inchiesta che ha portato allo sgombero conta decine di indagati per una serie di azioni violente perpetrate negli ultimi mesi: dagli assalti alle sedi delle Ogr il 2 ottobre e di Leonardo il 3 ottobre, fino all’irruzione nella redazione del quotidiano La Stampa il 28 novembre e all’occupazione della Città Metropolitana il 14 novembre. Tutti episodi avvenuti durante manifestazioni pro-Palestina, incluse le temporanee occupazioni dei binari delle stazioni di Porta Nuova e Porta Susa.
Le ipotesi di reato contestate sono pesanti: violenza privata, lesioni personali aggravate, interruzione di pubblico servizio, danneggiamento aggravato, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati dispositivi elettronici, abbigliamento utilizzato durante le azioni e fumogeni.
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Eppure, nonostante la gravità dei fatti e le evidenze raccolte dagli inquirenti, dalla sinistra non arriva alcuna presa di posizione netta. Il silenzio è assordante, come ha sottolineato Sardone nel suo intervento televisivo. Un silenzio che pesa come un macigno e che sembra confermare l’imbarazzo di chi per anni ha guardato dall’altra parte.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha commentato l’operazione definendola “un segnale chiaro: non ci deve essere spazio per la violenza nel nostro Paese”. Un messaggio che arriva forte e chiaro dopo anni di occupazione illegale e attività ai margini della legalità. Adesso tocca alla politica fare i conti con le proprie responsabilità.
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