
Milano, Sala e il fantasma del fascismo: quando l’ideologia oscura i problemi reali
La metropoli lombarda vive una contraddizione stridente. Da un lato, il degrado urbano quotidiano: aggressioni ai danni di giovani per orologi di medio valore, criminalità diffusa che rende insicure le strade dopo il tramonto, una stazione centrale diventata zona franca dove persino le divise sembrano arrendersi all’evidenza. Dall’altro, un sindaco che durante la commemorazione della strage di piazza Fontana del 13 dicembre ha individuato il nemico pubblico numero uno: il fascismo che “riempie ancora le nostre strade”.
Le dichiarazioni di Giuseppe Sala, pronunciate venerdì scorso durante la 56esima cerimonia in memoria dell’attentato del 1969, hanno scatenato immediate reazioni. Il vicepremier Matteo Salvini, con la consueta ironia, ha commentato a margine di un’iniziativa della Lega alla Bocciofila Martesana: “Ma era sobrio? Era sereno, tranquillo?”. Parole che riflettono lo stupore di molti milanesi davanti a una diagnosi così lontana dalla realtà quotidiana della città.
La verità è che Milano oggi affronta emergenze concrete e tangibili. I residenti evitano di indossare accessori di valore per timore di aggressioni violente. Le baby gang controllano quartieri dove gli immobili costano 10mila euro al metro quadro. Le violenze, comprese quelle sessuali, registrano incrementi allarmanti. Eppure, il primo cittadino sceglie di concentrarsi su minacce ideologiche del passato piuttosto che su crimini del presente.
L’intervento di Salvini ad Atreju:
“Il sindaco dovrebbe preoccuparsi di Milano, con i problemi reali che ci sono”, ha sottolineato Salvini, evidenziando come la negazione prolungata della questione sicurezza abbia aggravato la situazione. Il leader della Lega ha ricordato l’impegno governativo nell’assunzione di nuove forze dell’ordine e nell’installazione di sistemi di videosorveglianza, aggiungendo una stoccata: “Se la polizia locale fosse usata maggiormente sul tema sicurezza e non per fare multe dalla mattina alla sera, visto che Milano è la città più multata d’Italia, probabilmente faremmo un bel lavoro di squadra”.
Durante la cerimonia, Sala ha definito piazza Fontana “il punto da cui iniziò la strategia della tensione” e ha affermato che si trattò di “una strage fascista”. Parole doverose per onorare la memoria delle vittime. Ma quando il sindaco aggiunge che “le nostre strade sono ancora piene di fascismo” e promette che “nelle nostre città non passeranno”, sorge spontanea una domanda: quale fascismo? Quale minaccia concreta rappresentano oggi quei sparuti gruppi nostalgici rispetto all’emergenza sicurezza che attraversa la città?
La retorica antifascista, per quanto storicamente fondata, rischia di diventare uno schermo dietro cui nascondere l’incapacità di affrontare le vere criticità urbane. I milanesi che escono la sera hanno statisticamente molte più probabilità di imbattersi in microcriminalità che in squadracce nostalgiche. Gli anticorpi democratici del Paese funzionano perfettamente, la Costituzione non è in pericolo, ma la sicurezza personale dei cittadini sì.
Anche il presidente provinciale dell’Anpi, Primo Minelli, ha parlato di “eredi politici al governo” e di “forze reazionarie che stanno rialzando la testa”, riferendosi ai “nuovi fascismi” come nazionalismi antieuropeisti e discriminazioni contro gli immigrati. Un’analisi legittima sul piano politico, ma che appare dissonante rispetto alle priorità immediate dei cittadini che vivono la città quotidianamente.
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Milano si prepara a eventi internazionali cruciali come le Olimpiadi, mentre continua a essere percepita come una capitale economica dove però si cammina con la paura di essere derubati o aggrediti. I residenti meritano risposte concrete, non lezioni di storia o crociate contro nemici del passato.
L’antifascismo è un valore fondante della Repubblica, ma quando diventa l’unico argomento per sfuggire al confronto con le emergenze del presente, tradisce proprio quei cittadini che dovrebbe proteggere. I milanesi non chiedono battaglie ideologiche d’altri tempi: chiedono di poter tornare a casa sereni, di far crescere i propri figli senza paura, di vivere una metropoli europea degna di questo nome. Il resto è solo rumore di fondo.
