
FdI ritira l’emendamento e congela il limite del contante a 5mila euro
La maggioranza ha deciso di non procedere con l’innalzamento della soglia per i pagamenti in contanti. L’emendamento presentato da Fratelli d’Italia, che avrebbe portato il limite dagli attuali 5mila ai 10mila euro, è stato ufficialmente ritirato. Una scelta che lascia invariata la normativa vigente e che arriva dopo giorni di acceso dibattito politico.
La modifica alla legge di Bilancio 2026, presentata dal deputato meloniano Mauro Gelmetti e sostenuta direttamente da Palazzo Chigi, prevedeva un sistema particolare: mantenere formalmente il tetto a 5mila euro, ma consentire pagamenti fino a 10mila euro applicando un’imposta di bollo speciale pari a 500 euro.
In sostanza, chi avesse voluto pagare in contanti somme comprese tra 5.001 e 10.000 euro avrebbe dovuto versare questa tassa aggiuntiva. Un meccanismo che, secondo i proponenti, avrebbe potuto rappresentare una soluzione intermedia tra la libertà di utilizzo del denaro contante e le esigenze di tracciabilità.
L’iniziativa aveva sollevato un vespaio di polemiche. Le forze di opposizione, in particolare Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, non hanno risparmiato critiche, sostenendo che un simile allentamento dei controlli avrebbe potuto favorire fenomeni di economia sommersa ed evasione fiscale.
Di fronte alle contestazioni e dopo una valutazione attenta delle implicazioni, il partito di Giorgia Meloni ha scelto la strada della prudenza, ritirando la proposta. Una decisione che testimonia la capacità della maggioranza di ascoltare il dibattito pubblico e di evitare scontri su temi delicati in una fase cruciale per l’approvazione della manovra.
Il ritiro dell’emendamento sul contante si inserisce nel contesto di una revisione più ampia della legge di Bilancio. Martedì scorso il governo ha presentato un corposo maxiemendamento che ridisegna diversi capitoli della manovra economica.
Tra le modifiche più rilevanti spiccano 1,3 miliardi di euro destinati al piano Transizione 4.0, mezzo miliardo per la Zona economica speciale e importanti modifiche al sistema pensionistico. Sul fronte previdenziale, l’esecutivo ha previsto un prolungamento delle finestre mobili per chi accede alla pensione anticipata e una riduzione del peso del riscatto della laurea nel computo dell’anzianità contributiva necessaria per lasciare il lavoro.
I tempi per l’approvazione della manovra sono stretti. I capigruppo parlamentari hanno definito un calendario serrato: il Senato dovrà dare il primo via libera al testo entro il 23 dicembre, ultima seduta disponibile prima della pausa natalizia. Successivamente, la Camera dei Deputati sarà chiamata a una vera corsa contro il tempo per approvare definitivamente il provvedimento entro il 30 dicembre, garantendo così la promulgazione della legge prima dell’anno nuovo.
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Per rispettare questa tempistica, la maggioranza punta a completare l’esame del testo in commissione già entro venerdì prossimo, lasciando poi all’aula pochi giorni per il voto finale su un provvedimento che arriverà blindato.
Una scelta di responsabilità
In un momento delicato per l’esecutivo, la decisione di ritirare l’emendamento sul contante dimostra un approccio pragmatico della maggioranza. Evitando uno scontro frontale su una questione divisiva come l’utilizzo del denaro liquido, il governo ha preferito concentrare le energie sugli altri capitoli della manovra, rimandando eventuali discussioni future sul tema della tracciabilità dei pagamenti.
Il limite di 5mila euro per i pagamenti in contanti resta quindi confermato, in linea con gli strumenti di contrasto all’evasione fiscale e al riciclaggio che l’Italia si è data negli ultimi anni.
