
Dopo la revoca dell’immunità a Strasburgo, l’eurodeputata interviene in tv
La giornata di ieri ha segnato un momento particolarmente delicato per l’eurodeputata del Partito Democratico Alessandra Moretti. Con un voto schiacciante, 497 favorevoli, 139 contrari e 15 astenuti, l’Aula di Strasburgo ha deciso di toglierle l’immunità parlamentare nell’ambito dell’inchiesta sul Qatargate. Un risultato che lascia poco spazio alle interpretazioni e che espone la parlamentare veneta a conseguenze potenzialmente serie: i magistrati belgi possono ora interrogarla, aggiungerla alla lista degli indagati o persino disporle misure restrittive.
Il paradosso della vicenda emerge però dal confronto con la sua collega di partito Elisabetta Gualmini, che invece ha mantenuto lo scudo dell’immunità con 382 voti favorevoli. Una disparità di trattamento che solleva interrogativi non da poco, specialmente considerando che gli elementi a carico di entrambe appaiono, secondo diverse fonti, “limitati ed evanescenti”.
Eppure, la reazione di Moretti in serata a Otto e Mezzo non ha convinto. La sua difesa è apparsa un fiume di parole che, anziché chiarire, ha finito per suscitare ulteriori perplessità. L’eurodeputata ha parlato di “voto politico”, citando dichiarazioni di esponenti di Fratelli d’Italia, ma evitando accuratamente di affrontare il cuore della questione: perché così tanti parlamentari, compresi quelli del Movimento 5 Stelle, hanno votato contro di lei?
Il video dell’intervento:
La strategia difensiva scelta da Moretti è stata quella di negare ogni accusa, dal presunto viaggio in Marocco (“non ci ho mai messo piede”) alla trasferta in Qatar per assistere a partite di calcio. Ha rivendicato il suo impegno sui diritti umani e la sua durezza nei confronti del regime qatariota. Ma queste affermazioni, per quanto enfatiche, non hanno spiegato perché la commissione giuridica prima, e l’Aula poi, abbiano deciso diversamente rispetto alla Gualmini.
Particolarmente discutibile appare il tentativo di presentarsi come vittima di una “invasione di campo” della magistratura belga nelle prerogative parlamentari. Moretti ha parlato di “schiaffo alla democrazia”, di violazione della separazione dei poteri, di uno scudo che “protegge l’indipendenza del Parlamento”. Argomenti altisonanti che però stridono con la realtà dei fatti: le accuse riguardano presunti contatti con Antonio Panzeri e altri soggetti coinvolti nello scandalo, non le sue posizioni politiche in quanto tali.
Alla domanda diretta sul perché la Gualmini sia stata “salvata” mentre lei no, la risposta è stata evasiva: “Non saprei rispondere, bisognerebbe chiederlo a chi ha deciso”. Una non-risposta che tradisce imbarazzo e forse la consapevolezza che le valutazioni dei colleghi europarlamentari non sono state favorevoli alla sua credibilità.
La parlamentare ha poi rivendicato il suo diritto a “confrontarsi con lobby e lobbisti” come parte normale dell’attività politica, sostenendo di aver sempre agito in “autonomia e totale indipendenza”. Ma proprio questo punto appare il più debole della sua difesa: se davvero tutto era trasparente e regolare, perché un numero così ampio di colleghi non ha ritenuto di tutelarla?
Leggi anche – Liceo dei Parioli trasformato in locale notturno: quando l’occupazione diventa business
Il richiamo alle 83mila preferenze ricevute e al mandato da rispettare suona più come un appello emotivo agli elettori che come un argomento giuridico solido. E la promessa di continuare a lavorare “a testa alta” per i diritti umani appare come un tentativo di spostare il focus dalle accuse specifiche a una generica rivendicazione morale.
Resta il fatto che ora Moretti dovrà rispondere davanti ai giudici belgi. E serviranno prove concrete, non dichiarazioni televisive, per dimostrare quella “totale estraneità” che continua a proclamare con sempre minor efficacia persuasiva.
