Liceo dei Parioli trasformato in locale notturno: quando l’occupazione diventa business

Da protesta studentesca a business notturno: il caso che divide studenti e famiglie

Cinque euro per entrare, consumazioni a parte. L’alcol che scorre liberamente tra i corridoi, un dj set che anima la serata fino a tarda notte, oltre quattrocento persone ammassate in quello che fino a pochi giorni fa era semplicemente un istituto scolastico. Benvenuti al liceo scientifico “Manfredi Azzarita”, quartiere Parioli, Roma, dove la protesta studentesca ha preso una piega decisamente inaspettata.

Tutto è cominciato giovedì scorso con l’irruzione notturna e l’occupazione dell’edificio di via Tommaso Salvini. Le ragioni addotte dagli occupanti? Servizi igienici fatiscenti, carenza di personale scolastico, genitori troppo pressanti. Rivendicazioni che suonano familiari a chi ha vissuto gli anni delle mobilitazioni studentesche, ma che questa volta nascondono qualcosa di diverso. Nel giro di appena due giorni, infatti, la presunta battaglia per migliorare le condizioni della scuola si è trasformata in un’impresa commerciale mascherata da iniziativa culturale.

Sabato sera il liceo ha aperto i battenti come un vero e proprio club: musica dal vivo, atmosfera da discoteca, e soprattutto un listino prezzi. Entrata gratuita per chi fa parte della cerchia degli occupanti, cinque euro per tutti gli altri. La giustificazione? Il ricavato servirà a “riqualificare” l’edificio scolastico. Un paradosso che stride con la natura stessa di una protesta: si denuncia l’abbandono istituzionale e si risponde facendo cassa sulla pelle di chi vuole semplicemente partecipare a una festa.

La maggioranza degli studenti del liceo, stando a quanto emerge dalle cronache, guarda con crescente fastidio a questa occupazione. Molti sottolineano come proprio nei giorni precedenti alla protesta fosse al lavoro una ditta incaricata di sistemare i bagni. Le motivazioni ufficiali, insomma, appaiono più un pretesto che una reale emergenza. E se la questione dei genitori “invadenti” si riduce alla loro preoccupazione per la sicurezza dei figli, allora siamo davvero al teatro dell’assurdo.

Il dirigente scolastico Paolo Pedullà ha parlato chiaramente: si tratta di una minoranza che ha preso il controllo dell’istituto. Una trentina di ragazzi, alcuni dei quali nemmeno studenti dell’Azzarita, che gestiscono l’occupazione e decidono cosa fare di uno spazio che appartiene a tutti. Dieci giorni fa il preside aveva già allertato le forze dell’ordine per una possibile occupazione, ma le tensioni si sono solo inasprite. Ora la situazione è scivolata in un territorio incerto, dove la sicurezza è un problema reale: centinaia di persone estranee alla scuola che entrano liberamente, alcol che circola senza controllo, eventi programmati fino all’ultimo giorno prima delle vacanze natalizie.

Dietro questa iniziativa c’è un gruppo ben identificato: si fanno chiamare “Dissenso Azzarita”, legati alla destra giovanile. Alle ultime elezioni scolastiche per i rappresentanti non hanno raccolto consensi significativi, eppure oggi comandano loro, imponendo a centinaia di studenti le proprie scelte. È la classica dinamica della minoranza rumorosa che prevale sulla maggioranza silenziosa.

Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Campidoglio, non usa mezzi termini: «Questo non è dissenso, è abuso. Non possiamo accettare che pochi ragazzi impediscano a centinaia di studenti di frequentare le lezioni in un ambiente sicuro. Chi danneggia la scuola deve risponderne».

E in effetti il punto dolente è proprio questo: mentre si proclama di voler salvare la scuola dal degrado, si organizzano serate a pagamento che trasformano l’istituto in un centro sociale improvvisato. Il denaro raccolto, dicono, andrà alla riqualificazione. Ma chi controlla? Chi garantisce trasparenza? E soprattutto, chi ha deciso che questa fosse la strada giusta?

Il fenomeno delle occupazioni tra dicembre e gennaio non è nuovo. Negli ultimi anni, da Milano a Torino, da Napoli a Roma, decine di istituti sono stati teatro di iniziative simili. Cambiano i volti, i luoghi, le bandiere politiche, ma la sostanza rimane sempre la stessa: un piccolo gruppo che si arroga il diritto di decidere per tutti, spesso senza un mandato reale.

Secondo quanto riportato dalla Tecnica della Scuola, i genitori hanno scelto una linea di dialogo. Preoccupati ma non aggressivi, chiedono che l’occupazione termini al più presto, consapevoli che l’unica via d’uscita passa attraverso il confronto, non lo scontro. Resta però il fatto che molte famiglie sono allarmate: la scuola è diventata un luogo dove dormono persone sconosciute, dove si consumano alcolici e dove la gestione è affidata a chi non ha alcuna responsabilità istituzionale.

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Alla fine, il caso del liceo Azzarita racconta una storia che va oltre la singola occupazione. Racconta di un sistema fragile, dove bastano pochi individui determinati per mettere in ginocchio un’intera comunità. Racconta di una protesta svuotata di significato, ridotta a slogan vuoti e iniziative discutibili. E soprattutto racconta di un’ipocrisia difficile da digerire: gridare allo scandalo per lo stato degli edifici scolastici e poi trasformare quegli stessi spazi in discoteche improvvisate, dove l’unica cosa che conta è incassare il biglietto d’ingresso. Quando il fine giustifica i mezzi, a saltare è sempre il buonsenso. E la dignità di chi crede ancora che la scuola sia un luogo di formazione, non di speculazione.

Fonte: qui e qui

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