Salvini rompe lo schema: “Non sto con Putin, sto con l’Italia”

Salvini: “Io difendo gli italiani, non faccio il tifoso”. Il vicepremier risponde alle accuse di filo-putinismo

Durante la trasmissione “Quarta Repubblica” condotta da Nicola Porro su Rete 4, Matteo Salvini ha voluto chiarire una volta per tutte la sua posizione sulla crisi russo-ucraina, respingendo con fermezza le accuse che da tempo gli vengono mosse dall’opposizione. Il ministro delle Infrastrutture e vicepresidente del Consiglio ha ribadito la sua identità politica con una dichiarazione netta: “Io sono filoitaliano”.

Le etichette non mancano. Putiniano, trumpiano, orbaniano: sono tante le definizioni con cui alcuni hanno tentato di catalogare il leader della Lega. Ma Salvini non ci sta e rivendica con orgoglio il suo ruolo istituzionale. “Faccio il vicepresidente del Consiglio grazie al voto degli italiani”, ha spiegato, sottolineando come il suo impegno quotidiano sia concentrato sulla messa in sicurezza delle infrastrutture del Paese: strade, autostrade, ferrovie e ponti che servono ai cittadini italiani, non ad altri popoli.

Il ministro ha voluto chiarire anche la sua posizione su Israele, definendosi “orgogliosamente vicino” allo Stato ebraico in quanto “baluardo di democrazia”. Una dichiarazione che conferma la complessità della sua visione geopolitica, lontana dalle semplificazioni a cui alcuni vorrebbero ridurla.

Il video:

Le sanzioni che hanno colpito l’Occidente

Il cuore dell’intervento di Salvini ha riguardato il tema delle sanzioni economiche contro la Russia. Dopo quasi quattro anni di conflitto, il bilancio per il vicepremier è chiaro e preoccupante: “Le 19 ripetute sanzioni che dovevano mettere in ginocchio Putin hanno invece messo in ginocchio le economie occidentali e le bollette della luce delle famiglie italiane”, ha denunciato senza mezzi termini.

Una posizione ribadita anche nei giorni scorsi, quando Salvini ha commentato negativamente la decisione europea di congelare a tempo indefinito gli asset russi, definendola un “azzardo” e un'”imprudenza”. “A me sembra che a Bruxelles qualcuno stia scherzando col fuoco”, ha dichiarato il 13 dicembre, ricordando che l’Italia conta 314 aziende attive in Russia che garantiscono fatturato e posti di lavoro.

Prudenza prima delle armi

Proprio partendo da questa analisi, Salvini ha lanciato un appello alla prudenza: “Adesso, a dicembre del 2025, dico cautela prima di parlare di altre armi, del riarmo europeo, dell’esercito europeo”. Una posizione che pone l’accento sulla necessità di cambiare strategia dopo anni di un approccio che non ha portato alla fine del conflitto.

“Non faccio il tifoso, dicendo ‘sono con Putin o con Zelensky'”, ha chiarito il ministro. “Io sono con la pace e sono con l’Italia. Semplicemente faccio notare che non siamo in guerra contro la Russia”. Una distinzione fondamentale che secondo Salvini dovrebbe guidare le scelte politiche del Paese.

Alle accuse di ricevere ordini da Mosca, il leader leghista ha risposto con ironia: “Dicono che prendo ordini da Putin… Non penso che Putin abbia il mio numero di telefono. La sera chiamo mia figlia e mio figlio, non il Cremlino”. Un modo diretto per smontare le insinuazioni che da tempo lo accompagnano.

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La vera minaccia viene da sud

Salvini ha poi spostato il focus su quello che considera il vero pericolo per la sicurezza nazionale italiana. “L’emergenza per l’Italia, dal punto di vista della sicurezza nazionale, non arriva da est ma da sud”, ha affermato con convinzione. Secondo il vicepremier, le minacce concrete provengono “dall’immigrazione clandestina e dal fanatismo islamico, non da un’improbabile invasione di carri armati sovietici”.

Una visione che riflette le priorità politiche della Lega e che Salvini continua a portare avanti all’interno del governo, pur nelle tensioni con gli alleati Meloni e Tajani sul tema degli aiuti militari all’Ucraina. Il ministro ha comunque espresso fiducia: “Sono convinto che saremo ascoltati” nel chiedere “prudenza, accortezza, responsabilità” nella gestione della crisi.

Fonte: qui e qui

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