Buffon ad Atreju: “Meloni rappresenta al meglio l’Italia”. L’ex portiere parla di calcio, talenti e futuro

Ad Atreju l’ex capitano azzurro elogia la premier e riflette su sport, giovani e futuro del Paese.

Gianluigi Buffon non delude mai, neanche quando deve “parare” domande improvvise fuori dal campo. L’ex leggendario portiere della Nazionale, oggi capo delegazione azzurro, è stato tra gli ospiti di Atreju 2025, l’evento annuale di Fratelli d’Italia in corso a Roma. E già all’arrivo, prima ancora di entrare, i giornalisti lo hanno intercettato per chiedergli un parere sulla premier Giorgia Meloni.

Con la stessa eleganza e lucidità che l’hanno sempre contraddistinto, Buffon ha risposto senza esitazioni: “Sicuramente Giorgia Meloni sta rappresentando, penso nel modo migliore, la nostra nazione e sta governando da tanto, e questo è un grandissimo risultato”. Parole che arrivano non da un politico di professione, ma da un uomo di sport che ha sempre rappresentato con orgoglio l’Italia nel mondo.

Buffon era lì per partecipare a un panel dal titolo “Quando lo sport diventa comunità: il ruolo degli oratori nella formazione dei giovani”, insieme al Ministro dello Sport Andrea Abodi, alla giornalista di DAZN Giusy Meloni, al cappellano olimpico Don Franco Finocchio e alla nuotatrice olimpica Carlotta Gilli. Un tema che gli sta a cuore, dove sport, valori e crescita dei giovani si intrecciano.

Ma Buffon ha spaziato su più fronti. Inevitabile, per un campione della sua storia, un commento sulla Juventus, club con cui ha scritto pagine indelebili del calcio italiano. Riferendosi alla recente offerta di acquisto per la società bianconera, è stato chiaro: “Non mi sembra mai di aver visto che John Elkann o la famiglia Agnelli abbia messo la Juve in vendita, e questa è la cosa principale. Stiamo parlando di una storia di 102 anni, una storia vincente che in certi momenti può avere delle problematiche, ma il tifoso della Juve deve essere orgoglioso e riconoscere sempre il merito della famiglia”.

Parole di grande affetto e rispetto per una maglia che ha indossato con onore per gran parte della carriera, difendendo con fierezza i colori bianconeri anche nei momenti più difficili.

Altro tema cruciale: la crisi dei talenti nel calcio italiano, problema che il movimento azzurro affronta ormai da anni. “Ora potremmo intercettare meno il talento perché ci sono, per fortuna, anche altri sport come il tennis che catalizzano l’attenzione dei giovani”, ha spiegato. “Allora noi del calcio dobbiamo essere ancora più bravi del passato. Ma in una terra come la nostra ci saranno sempre i talenti. Bisogna vederli e non soffocarli”.

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Un’analisi lucida, quella dell’ex numero uno azzurro, che ha aggiunto: “Quando c’è carenza non bisogna pensare all’immediato, perché il talento non lo forgi in un anno. C’è dietro una visione e un percorso che parte anche vent’anni prima. Se tra dieci o quindici anni vogliamo un certo tipo di talento, dobbiamo mettere mano in zone delicate come nell’età di base, tra i 7 e i 14 anni. Lì uno riesce a sprigionare il talento”.

Non poteva mancare un pensiero sulla Nazionale di Spalletti e sull’obiettivo Mondiali 2026. “Ora il nostro obiettivo è andare al mondiale”, ha detto con passione. “La mia fortuna è stata viverlo da protagonista ma anche da tifoso. Andarci porterebbe magia nel Paese e l’Italia diventerebbe un grandissimo oratorio dove tutti siamo uniti”.

Parole che confermano ancora una volta la grandezza umana di Buffon: un campione che non smette mai di guardare avanti, con ottimismo e senso di responsabilità.

Fonte: ilgiornale.itopen.online

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