Otto e mezzo, Giannini accusa: “Meloni parte del piano”

A Otto e Mezzo scoppia il caso: tra complotti, geopolitica e accuse pesanti, lo scontro infiamma il dibattito.

Le teorie complottiste di Massimo Giannini continuano a far parlare. Nell’ultima puntata di Otto e mezzo, il giornalista di Repubblica ha spiegato a Lilli Gruber la sua versione di un presunto “piano Trump” contro l’Europa, con Giorgia Meloni nel ruolo di complice. Un’accusa pesante, detta con la solita sicurezza di chi pensa di avere in mano verità che gli altri non vedono.

Il dibattito parte da un documento sulla sicurezza americana che parla dei futuri rapporti tra Washington e il Vecchio Continente. Per Giannini sarebbe una sorta di “dottrina Monroe” riadattata ai tempi moderni. “Nel documento classificato si fanno i nomi,” sostiene l’editorialista, che ci vede confermate le strategie di Steve Bannon e JD Vance: “lavorare con le forze sovraniste estreme europee per lasciare che l’Europa resti una accozzaglia di nazioni tributarie, vassalle.”

Ma quando punta il dito contro l’Italia, Giannini va oltre. “Il problema è che l’Italia è tra queste nazioni e Giorgia Meloni sta dimostrando nei fatti di fare il gioco di Trump,” dice senza mezzi termini. E aggiunge: “Negli scacchieri internazionali l’Italia è l’anello debole europeo e sta corrodendo dall’interno la tenuta del modello europeo.”

Una ricostruzione discutibile, che trova subito replica in studio da Brunella Bolloli, firma di Libero. “Questo documento non è così ufficiale, bisogna conoscerne meglio i dettagli,” precisa la giornalista, che propone una lettura completamente diversa del ruolo italiano. “L’Italia fa da ponte tra Stati Uniti ed Europa. Lo si vede, per esempio, nei recenti incontri con Zelensky a Roma, prima dal Papa e poi a Palazzo Chigi.”

La Bolloli sottolinea come la premier sia “presente e attiva nel processo di mediazione.” Un’osservazione che Giannini liquida con un secco “dove l’Italia non c’è,” senza portare argomenti solidi. La replica della giornalista di Libero non si fa attendere: “La Meloni c’è… si vede, altrimenti Zelensky non sarebbe venuto da lei e non ci sarebbero trattative in corso.”

Ed è proprio questo il punto. Francia e Germania, come nota la stessa Bolloli, hanno preso “posizioni più ostili alle politiche di Trump.” La Meloni, invece, ha costruito un rapporto di dialogo con il presidente americano, e questo rappresenta “un valore aggiunto nei negoziati internazionali.” Non sudditanza, quindi, ma una strategia diplomatica che mette l’Italia al centro del gioco.

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La visione di Giannini sembra più figlia di un’impostazione ideologica che fatica a riconoscere qualsiasi merito all’attuale governo. Definire la premier italiana come parte di un complotto internazionale vuol dire ignorare i fatti: Meloni sta giocando una partita complessa sullo scacchiere globale, cercando di difendere gli interessi nazionali senza rinunciare ai legami atlantici ed europei.

Quella che Giannini descrive come debolezza potrebbe rivelarsi, invece, una carta vincente per l’Italia. Il ruolo di mediazione tra Washington e Bruxelles non è sintomo di vassallaggio, ma espressione di una ritrovata centralità italiana nella politica internazionale. Una lettura che evidentemente sfugge a chi preferisce le teorie del complotto alla complessità della realtà.

Fonte: liberoquotidiano.itla7.it

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