Vittorio Feltri condannato per molestia discriminatoria: una sentenza che fa discutere

La sentenza di Torino riaccende lo scontro tra libertà di espressione e discorsi discriminatori.

Una decisione che scuote il mondo dell’informazione italiana e riaccende il dibattito sulla libertà di espressione. Il Tribunale di Torino ha accolto il ricorso dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) condannando Vittorio Feltri per molestia discriminatoria. La sentenza, firmata dal giudice Ludovico Sburlati, si riferisce alle dichiarazioni rilasciate dal giornalista durante la trasmissione radiofonica “La Zanzara” il 28 novembre 2024.

L’intervista che ha scatenato la polemica

Tutto nasce da un’intervista su Radio24, condotta da Giuseppe Cruciani e David Parenzo, in cui Feltri commentava i disordini seguiti alla morte del diciannovenne egiziano Ramy Elgaml nel quartiere Corvetto di Milano. Con il suo stile diretto e provocatorio, il giornalista aveva dichiarato di evitare le periferie perché “piene di extracomunitari” e aveva espresso opinioni forti sulla comunità musulmana, arrivando a frasi come “gli sparerei in bocca” e “li considero razze inferiori”.

Parole che, nel contesto di un programma noto per la sua irriverenza e il linguaggio senza filtri, hanno innescato reazioni immediate: sospensione dall’Ordine dei Giornalisti e una sanzione di 150mila euro per Radio24 da parte dell’AGCOM.

La decisione del tribunale

Il giudice Sburlati, nella sua sentenza del 5 dicembre 2025, ha ritenuto che le dichiarazioni di Feltri non fossero protette né dalla libertà di espressione né dal carattere satirico della trasmissione. Richiamando precedenti della Corte di Cassazione e della Corte europea dei diritti dell’uomo, il tribunale ha sottolineato che la satira non può trasformarsi in attacco a categorie vulnerabili.

Feltri è stato condannato a versare 20mila euro di risarcimento all’Asgi e a pubblicare la sentenza sul Corriere della Sera. Nella quantificazione del risarcimento sono stati considerati la notorietà del giornalista, il suo ruolo di consigliere regionale lombardo, l’ampio pubblico raggiunto attraverso Radio24 e la sua affermazione “ma che me ne frega a me, sostengo quello che voglio”, interpretata come consapevolezza della portata delle sue parole.

Una questione di libertà di parola?

Le associazioni intervenute nel procedimento (ARCI, Lunaria, Cambio Passo Onlus e La Casa del Mondo – Adjebadia) hanno definito la sentenza “un segnale importante”, sottolineando che insultare gruppi in base a provenienza o religione costituisce molestia discriminatoria. Nel loro comunicato affermano che “la libertà di espressione ha precisi limiti che devono essere rispettati”.

Ed è proprio qui che si accende il dibattito. Feltri, figura scomoda e controcorrente del giornalismo italiano, ha sempre fatto della provocazione il suo marchio di fabbrica. In un’epoca in cui il politicamente corretto sembra dominare ogni spazio pubblico, le sue parole, per quanto forti e certamente discutibili, rappresentano per molti un baluardo della libertà di dire ciò che si pensa, senza censure.

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Un precedente che divide

La sentenza crea un precedente significativo sui limiti della satira e della critica nei media. Per alcuni è una vittoria della dignità e della tutela delle minoranze; per altri, un pericoloso restringimento della libertà di espressione in un paese democratico.

Feltri, che non ha ancora commentato ufficialmente la decisione, continua a dividere: per i suoi sostenitori resta un giornalista coraggioso, capace di dire ad alta voce ciò che altri pensano sottovoce. Per i critici, le sue parole superano ogni limite accettabile.

In un momento storico in cui le tensioni identitarie attraversano l’Europa, il caso Feltri solleva interrogativi profondi: dove finisce la libertà di espressione e dove inizia la discriminazione? Chi stabilisce questi confini? E soprattutto: possiamo ancora permetterci voci fuori dal coro?

La risposta, come sempre quando si parla di Vittorio Feltri, non sarà unanime.

Fonte: ilfattoquotidiano.itgiornalelavoce.it

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