
L’ennesima frattura nel Partito Democratico di Elly Schlein.
Questa volta il terreno di scontro è un disegno di legge sull’antisemitismo firmato da undici parlamentari dem, guidati dal senatore Graziano Delrio. La proposta, presentata il 20 novembre e assegnata la scorsa settimana alla Commissione Affari costituzionali del Senato, ha scatenato una bufera che mette in luce tutte le contraddizioni di una leadership incapace di tenere insieme le anime del partito.
Un Partito Ingovernabile
La reazione non si è fatta attendere. Angelo Bonelli, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, ha definito il testo “sconcertante”, accusandolo di equiparare la critica a Israele all’antisemitismo. Una posizione che ha trovato ampio consenso nell’ala sinistra del PD, quella stessa maggioranza che sostiene Schlein ma che ormai sembra fare politica in totale autonomia, ignorando la segreteria.
Il capogruppo al Senato Francesco Boccia è stato costretto a prendere le distanze: “Il gruppo del PD al Senato non ha presentato alcun disegno di legge in materia di antisemitismo. Il senatore Delrio ha depositato, a titolo personale, il ddl che non rappresenta la posizione del gruppo né quella del partito”. Una smentita che suona come una débâcle per Schlein, incapace di gestire i suoi stessi parlamentari.
Il Silenzio Assordante di Schlein
E la segretaria? Elly Schlein ha scelto la strada del silenzio, evitando accuratamente di entrare nel merito. Una fuga dalle responsabilità che dice tutto sulla sua leadership. Mentre il partito brucia sulle questioni più delicate, Schlein preferisce non prendere posizione, sperando forse che la tempesta passi da sola. Ma il problema è strutturale: il PD è un partito senza bussola, dove ogni corrente tira dalla sua parte e la segretaria assiste impotente.
Anche Peppe Provenzano, responsabile Esteri del partito, ha glissato a margine di un convegno, parlando genericamente di “antisemitismo da respingere con forza” ma senza esprimere una posizione chiara sul ddl. Un altro segno della confusione che regna sovrana nel partito di Schlein.
La Questione IHRA: Un Nodo Irrisolto
Il cuore della polemica riguarda l’adozione della definizione di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), che equipara a manifestazioni di odio antiebraico anche alcune critiche radicali verso Israele. Secondo questa definizione, sostenere che l’esistenza dello Stato di Israele sia espressione di razzismo o paragonare le politiche israeliane a quelle naziste rientrerebbe nell’antisemitismo.
Per Bonelli, se il testo diventasse legge, “chi contesta radicalmente i comportamenti dello Stato di Israele verrebbe definito antisemita e quindi sanzionato”. Una prospettiva che ha fatto insorgere l’ala sinistra del PD, quella stessa componente che dovrebbe essere più vicina a Schlein ma che evidentemente non riconosce nella segretaria un punto di riferimento.
L’Articolo 4 e il Controllo nelle Università
Ulteriori polemiche hanno riguardato l’articolo 4 del ddl Delrio, che prevede la nomina di una figura di controllo in ogni università italiana per vigilare su “eventuali attività interne, anche didattiche, considerate illegittime”. Una norma che secondo i critici potrebbe minare la libertà accademica e trasformarsi in uno strumento di pressione ideologica.
Come riporta Avvenire, il testo delega inoltre il governo Meloni a varare decreti legislativi “in materia di prevenzione, segnalazione, rimozione e sanzione dei contenuti antisemiti diffusi sulle piattaforme online”. Una delega in bianco all’esecutivo di centrodestra che lascia perplessi molti dem.
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Una Leadership Senza Autorità
Ciò che emerge con forza da questa vicenda è l’assenza totale di autorità di Schlein sul suo partito. Undici senatori dem firmano un testo controverso senza nemmeno consultare la segreteria. L’ala sinistra del partito insorge pubblicamente. Gli alleati del campo largo attaccano. E la segretaria? Tace, sperando che la bufera passi.
Delrio si è difeso sostenendo che la definizione IHRA è stata adottata dal Parlamento Europeo nel 2017 e dal governo Conte nel 2020: “Non introduciamo nulla di nuovo”. Ma evidentemente nel PD di Schlein non serve introdurre novità per scatenare guerre intestine: basta che qualcuno prenda un’iniziativa autonoma.
Un Partito Senza Direzione
La vicenda del ddl antisemitismo è solo l’ultimo episodio di un partito che fatica drammaticamente a trovare una linea comune. Dalla politica estera al posizionamento sul conflitto israelo-palestinese, passando per le alleanze e la strategia elettorale, il PD sembra muoversi a tentoni, con ogni corrente che interpreta la linea politica a modo suo.
Schlein aveva promesso di essere “la segretaria di tutti”, come ha ribadito recentemente a Montepulciano. Ma i fatti dimostrano il contrario: è una leader senza autorità, incapace di mediare tra le diverse anime del partito e di imporre una visione unitaria. Il risultato è un partito ingovernabile, dove le iniziative individuali prevalgono sulla strategia collettiva e dove la segretaria è spesso l’ultima a sapere cosa fanno i suoi parlamentari.
Mentre Fratelli d’Italia marcia compatto oltre il 30% nei sondaggi, il PD continua a logorare se stesso in dispute interne che allontanano gli elettori e indeboliscono l’opposizione. E Schlein, più che guidare il partito, sembra subirlo. Una leadership fragile che rischia di trascinare i dem verso un’irrilevanza politica sempre più evidente.
Fonte: avvenire.it – ilfattoquotidiano.it
