Arresti domiciliari per Totò Cuffaro: l’inchiesta che scardina il sistema delle nomine siciliane

 Il blitz del Ros colpisce l’ex governatore e mette a nudo un metodo che ha orientato appalti e concorsi.

L’ex governatore siciliano Totò Cuffaro è stato posto agli arresti domiciliari su ordine della Procura di Palermo. L’indagine riguarda la gestione di appalti e nomine nel settore sanitario regionale. I carabinieri del Ros hanno ricostruito un sistema che avrebbe favorito imprese e candidati attraverso interventi diretti di Cuffaro e di persone a lui vicine. Nel fascicolo compaiono anche i nomi di Saverio Romano e Carmelo Pace, entrambi indagati ma senza misure cautelari. La misura più grave colpisce l’ex governatore, accusato dagli inquirenti di essere il fulcro di un circuito decisionale parallelo.

L’inchiesta si concentra su due fronti: la gara di ausiliariato dell’Asp di Siracusa e il concorso per 15 operatori socio-sanitari all’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello. Gli investigatori sostengono che il direttore generale dell’Asp, Alessandro Maria Caltagirone, sarebbe arrivato all’incarico grazie alla sponsorizzazione politica di Cuffaro, supportata da intermediari e faccendieri. In cambio, secondo gli atti, Caltagirone avrebbe garantito l’aggiudicazione alla Dussmann Service Srl, azienda ritenuta vicina agli interessi dell’ex governatore.

Nel concorso di Palermo, invece, emergono i nomi di Roberto Colletti — ex direttore generale dell’azienda ospedaliera — e del direttore del Trauma Center, Antonio Iacono. Per gli inquirenti, Colletti e Iacono avrebbero ricevuto promesse e vantaggi per agevolare candidati segnalati, con il supporto operativo di Vito Raso, accusato di aver fatto circolare in anticipo le tracce della prova scritta.

Il caso evidenzia come la gestione degli appalti sanitari siciliani sia diventata terreno sensibile per la distribuzione di fondi e servizi che incidono su un comparto strategico. La percezione di un sistema permeabile alle pressioni politiche indebolisce l’affidabilità dell’amministrazione regionale verso partner istituzionali e investitori del settore sanitario, che considerano trasparenza e stabilità requisiti essenziali per operare.

A livello italiano, episodi del genere inaspriscono il divario tra regioni nella capacità di utilizzare fondi destinati alla sanità. La Sicilia, già sotto osservazione per ritardi e inefficienze, rischia di perdere margine nell’ottenere e gestire investimenti strutturali. La vicenda Cuffaro ricade proprio su quei settori che dipendono da risorse statali ed europee, fondamentali per ospedali e servizi territoriali.

Leggi anche: Iacchetti scuote lo studio di Cartabianca con una battuta da bar su Putin

Chi studia le dinamiche della pubblica amministrazione rileva come la sovrapposizione tra politica e dirigenti sanitari continui a produrre distorsioni sistemiche. Le procedure concorsuali manipolate, le nomine costruite su fedeltà personali e il ruolo di intermediari informali indeboliscono i controlli interni e allungano i tempi di ogni riforma. Alcuni analisti sottolineano che l’ampiezza dei nomi coinvolti — dirigenti, politici, professionisti — mostra un radicamento profondo del metodo contestato dagli inquirenti.

La Procura dovrà ora valutare la richiesta di rinvio a giudizio per Cuffaro e gli altri indagati. È prevedibile un ampliamento dell’inchiesta verso gare e concorsi connessi agli stessi dirigenti, dato che molte procedure sono state condotte negli stessi anni e con i medesimi attori. Sul piano politico, l’arresto dell’ex governatore riaprirà fratture dentro un’area che negli ultimi anni aveva tentato di ricostruire legittimazione pubblica.

L’indagine del Ros incrina nuovamente la figura di Totò Cuffaro. Le accuse coinvolgono nomi e passaggi che delineano una gestione spregiudicata della sanità siciliana. La magistratura chiarirà i profili penali, ma la tenuta amministrativa della regione è già messa in discussione.

Fonti: 

Telegram