
A Roma attivisti pro-Palestina bruciano la foto di Crosetto. Al centro della protesta lo slogan “Non ci arruoliamo”.
Durante il corteo del 29 novembre a Roma, alcuni militanti del collettivo universitario Cambiare Rotta hanno incendiato un manifesto raffigurante il ministro della Difesa Guido Crosetto mentre scandivano lo slogan “Non ci arruoliamo”. Nelle stesse immagini, pubblicate dagli attivisti sui social, compare anche una bandiera statunitense data alle fiamme. Le forze dell’ordine hanno acquisito i video e stanno verificando eventuali violazioni.
La manifestazione, organizzata da gruppi pro-Palestina e movimenti studenteschi, rientra nel ciclo di proteste che nelle ultime settimane ha attraversato numerose città italiane. Secondo quanto riportato da diverse testate nazionali, la presenza di spezzoni della galassia antagonista ha contribuito a un clima teso. La parola d’ordine “Non ci arruoliamo”, rilanciata dai collettivi nei giorni precedenti, è diventata la cornice ideologica di un dissenso che combina opposizione alla linea del governo sulla difesa e contestazione delle politiche militari occidentali.
Il rogo dei simboli collegati al ministero della Difesa e agli Stati Uniti si colloca in un momento in cui l’Italia è parte attiva nei dossier NATO e nelle consultazioni europee sul Medio Oriente. Anche se episodici, gesti di questo tipo offrono ai partner un segnale della polarizzazione interna, utile a comprendere il margine politico entro cui Roma può muoversi su aiuti militari, missioni estere e cooperazione in materia di sicurezza.
Per le istituzioni italiane, la protesta contro l’arruolamento rappresenta un elemento sensibile, poiché investe direttamente il rapporto tra giovani e Stato in un settore — quello della difesa — dove il consenso pubblico resta decisivo. A livello europeo, il tema si intreccia con il dibattito sulla capacità dell’UE di costruire strumenti comuni di sicurezza. La radicalizzazione di una parte delle piazze italiane diventa quindi un fattore monitorato anche da Bruxelles, che considera Roma un tassello fondamentale del coordinamento continentale.
Secondo analisti italiani ed europei, l’uso di atti dimostrativi come il rogo di simboli nazionali rivela una difficoltà dei movimenti studenteschi nel consolidare un linguaggio politico efficace. La scelta di insistere sull’anti-arruolamento, pur intercettando un disagio presente in alcune università, rischia di marginelizzare le rivendicazioni, favorendo una narrazione in cui prevale l’immagine di gruppi più interessati allo scontro visivo che al confronto sui contenuti.
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Le prossime settimane potrebbero vedere un rafforzamento dei dispositivi di prevenzione nelle città dove sono annunciati nuovi cortei. I collettivi potrebbero continuare a puntare su azioni dal forte impatto simbolico per mantenere visibilità, mentre governo e amministrazioni locali cercheranno di evitare escalation che complichino un quadro politico già acceso.
L’incendio dell’immagine di Crosetto e della bandiera USA conferma un salto di tono nelle proteste studentesche. Lo slogan “Non ci arruoliamo” diventa la nuova bandiera del dissenso più radicale. Roma si conferma il centro nevralgico di questa fase di tensione.
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