Crans-Montana, la verità choc che nessuno voleva dire

Crans-Montana, la confessione del sindaco: “Nessuna ispezione dal 2019”

Una ammissione che ha il sapore amaro della negligenza. Mentre l’Italia piange i sei giovani morti nella tragedia di Capodanno, dalla Svizzera arriva una verità scomoda: il bar “Le Constellation”, dove hanno perso la vita 40 persone in un devastante incendio, non vedeva un ispettore comunale dal 2019. Cinque lunghi anni di oblio burocratico, di controlli mai effettuati, di responsabilità evaporate nel nulla.

A rivelare questa realtà sconcertante è stato Nicolas Féraud, sindaco di Crans-Montana, durante una conferenza stampa che doveva portare chiarezza ma ha finito per spalancare un baratro di domande inquietanti. “Siamo terribilmente dispiaciuti. Al momento non abbiamo una spiegazione”, ha dichiarato il primo cittadino, ammettendo una lacuna inaccettabile nel sistema di vigilanza comunale.

Le parole di Féraud suonano come una sentenza: tra il 2020 e il 2025 nessuno ha messo piede nel locale per verificarne la conformità alle norme di sicurezza. Eppure la legislazione del Canton Vallese è chiara: almeno un’ispezione annuale è obbligatoria per gli esercizi pubblici, proprio per controllare che le uscite di emergenza, gli impianti antincendio e i materiali utilizzati siano a norma.

“L’amministrazione comunale se ne rammarica amaramente”, ha aggiunto il sindaco, spiegando di essere venuto a conoscenza di questa situazione solo dopo aver consultato i documenti consegnati alla magistratura. Una scoperta tardiva, troppo tardiva per 40 vite spezzate e oltre cento feriti.

Ma la catena delle omissioni non finisce qui. Nel 2015 il locale aveva subito lavori di ristrutturazione: la scala era stata ristretta e un’uscita d’emergenza era finita bloccata dietro il bancone del bar. Modifiche mai comunicate al Comune, perché la normativa – incredibilmente – non prevede l’obbligo di notifica per interventi interni.

Gli ispettori, prima dell’apertura nel dicembre 2015, avevano effettivamente effettuato un sopralluogo, richiedendo alcuni cambiamenti. Ma poi? Poi il silenzio, l’indifferenza, l’assenza totale di follow-up. “Il bar fu aperto. E nessuno fece più nulla”, ha ammesso Féraud con una franchezza che suona quasi come una condanna.

Ancora più inquietante è la vicenda del progetto di ampliamento della veranda, presentato dai proprietari appena due settimane prima della strage. Un progetto che prevedeva la rimozione di una delle poche porte d’uscita rimaste. Il Comune lo aveva approvato senza battere ciglio.

Il sindaco ha anche riconosciuto un limite strutturale della normativa: “Non menziona il controllo di qualità dei materiali”. Eppure è stata proprio la schiuma fonoassorbente altamente infiammabile sul soffitto a trasformare il locale in una trappola mortale quando le candele pirotecniche hanno innescato l’inferno.

Un video del 2020, emerso dopo la tragedia, mostra un cameriere che avverte i clienti di fare attenzione alle candele proprio perché potrebbero incendiare il materiale sopra le loro teste. Un monito ignorato, una bomba a orologeria già nota che nessuno ha disinnescato.

Quando un giornalista gli ha chiesto se avesse considerato le dimissioni, Féraud ha risposto con una metafora nautica: “Non è nel mezzo della tempesta che si abbandona la nave”. Il sindaco ha comunque annunciato che il Comune si costituirà parte civile nel procedimento penale, “per avere accesso al dossier e aiutare a portare alla luce tutti i fatti”.

Nel frattempo l’amministrazione ha disposto misure d’emergenza: divieto assoluto di dispositivi pirotecnici nei locali chiusi e controlli straordinari immediati in tutti i 128 esercizi pubblici del territorio comunale. Controlli che includono anche la verifica dei materiali, “nonostante la legge non lo preveda”.

Paolo Bernasconi, ex pubblico ministero di Lugano ed esperto di diritto penale, non ha usato mezzi termini: “In questa vicenda la giustizia mi pare si stia muovendo troppo lentamente. Di fronte a un disastro di proporzioni colossali e a omissioni evidenti, avrei preso provvedimenti straordinari come l’arresto in carcere o i domiciliari”.

Al momento solo i due proprietari del locale sono indagati per omicidio, lesioni e incendio colposi. Ma Bernasconi ha sollevato una questione cruciale: chi ha concorso a questa catena di negligenze? Chi ha chiuso gli occhi in un paese piccolo dove tutti si conoscono?

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Resta un’ultima domanda inquietante: come ha potuto un locale assicurarsi se non era a norma? Le compagnie assicurative non coprono ambienti irregolari. Bisognerà verificare se al momento della stipula della polizza tutto fosse in ordine e quali modifiche siano intervenute successivamente. Modifiche che cinque anni di controlli fantasma non hanno mai intercettato.

Fonte: qui e qui

 

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