
Napoli, deputato finisce in ospedale: volto tumefatto dopo l’aggressione in piazza Cavour
Il centro di Napoli torna teatro di violenza contro chi prova a opporsi alla criminalità. Questa volta a pagarne le conseguenze è Francesco Emilio Borrelli, parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, picchiato in pieno giorno tra piazza Cavour e il rione Sanità. Il bilancio è pesante: naso fratturato, occhio gonfio e minacce esplicite di essere ucciso.
L’episodio si è consumato nel pomeriggio di mercoledì 18 dicembre. Borrelli era insieme a Lorenzo Pascucci, consigliere della I Municipalità, quando è stato avvicinato da una donna che, secondo la ricostruzione del deputato stesso, sarebbe la zia di Emanuele Tufano, l’adolescente di appena 15 anni rimasto ucciso nell’ottobre scorso durante uno scontro a fuoco tra bande giovanili rivali tra Sanità e Mercato.
La donna ha colpito violentemente Borrelli al viso con un pugno, provocandogli lesioni serie. Nel video diffuso dal parlamentare sui social si vede la scena successiva all’aggressione: il deputato si tiene il volto dolorante mentre la donna urla, tenuta a distanza dalla scorta e successivamente allontanata da una pattuglia della Polizia di Stato. Nel filmato si percepisce chiaramente la tensione e l’aggressività del momento.
Trasportato in ospedale, i medici hanno diagnosticato al deputato una frattura chiusa delle ossa nasali accompagnata da infrazione, oltre a un trauma contusivo al bulbo oculare. I referto medico parla chiaro: quindici giorni di prognosi. Anche gli agenti di scorta sono rimasti coinvolti nell’aggressione.
Il video:
L’aggressione non è un episodio isolato ma si inserisce in un contesto già incandescente. Poche ore prima del pestaggio, nella mattina del 18 dicembre, i carabinieri avevano condotto un’operazione anti-camorra proprio nel rione Sanità, portando all’arresto di otto persone legate al clan Sequino-Savarese. Durante il blitz, le forze dell’ordine hanno scoperto e rimosso un altarino votivo dedicato a Emanuele Tufano, un simbolo che secondo gli investigatori rappresentava l’esaltazione della criminalità giovanile.
È difficile non collegare i due eventi: la rimozione dell’altare e l’aggressione al deputato sembrano espressione dello stesso sistema di valori e intimidazione.
Borrelli non si limita a denunciare l’aggressione fisica. Nelle sue dichiarazioni pubbliche, punta il dito contro un meccanismo educativo malato che perpetua violenza e illegalità. “Quello che mi è successo dimostra quanto sia radicata una cultura criminale che investe intere famiglie”, ha affermato il parlamentare. Secondo lui, il problema è sistemico: troppi giovani crescono considerando la violenza come un valore, qualcosa da difendere anziché da condannare.
“Questi ragazzi vengono allevati nell’ostilità verso le istituzioni, indirizzati verso la carriera criminale come se fosse l’unica strada possibile”, ha spiegato Borrelli. “Poi, quando finiscono dietro le sbarre o perdono la vita, tutti piangono e gridano allo scandalo. Ma nessuno si chiede mai chi abbia la responsabilità di averli formati così, chi li ha sostenuti e incoraggiati in quel percorso”.
Il deputato ha ricordato che chiunque tenti di rompere questo schema finisce nel mirino. Un caso emblematico è quello di Liudmyla Skliar, la donna ferita gravemente alle gambe da colpi di pistola. Sia Borrelli che Skliar erano stati in passato vittime di una sassaiola e di altre intimidazioni. “Liudmyla ha avuto il coraggio di denunciare e l’hanno pagato con l’isolamento, costretta ad abbandonare il quartiere”, ha ricordato Borrelli con amarezza.
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L’aggressione subita rappresenta, secondo Borrelli, la prova dei metodi usati da chi esercita il controllo su certi territori attraverso la paura. “I blitz vanno bene, rimuovere i simboli intimidatori è giusto, ma non è sufficiente”, ha dichiarato. “Lo Stato deve essere presente ogni singolo giorno. Senza continuità, questi quartieri tornano immediatamente sotto il dominio della criminalità organizzata”.
Il parlamentare ha ringraziato il prefetto e la questura per la solidarietà immediata, ma ha rilanciato l’urgenza di un impegno istituzionale strutturale e non episodico. L’episodio, documentato e diffuso sui social, ha riaperto il dibattito sulla sicurezza a Napoli e sul prezzo altissimo che pagano coloro che scelgono di esporsi contro un sistema violento e radicato.
