
Dopo trent’anni il centro sociale chiude: sequestro, murature e stop definitivo dopo violenze e violazioni
Si è conclusa all’alba di mercoledì 18 dicembre una presenza trentennale nel cuore di Torino. Il centro sociale Askatasuna, insediato dal 1996 nell’edificio di corso Regina Margherita 47, ha visto le forze dell’ordine murare definitivamente gli accessi dopo una vasta operazione coordinata tra Digos, polizia, carabinieri e guardia di finanza. Un epilogo annunciato, arrivato dopo una serie di episodi che hanno messo il collettivo sotto i riflettori delle cronache nazionali.
Il provvedimento di sequestro fa seguito alle indagini su tre distinti episodi di violenza. A ottobre scorso, durante mobilitazioni a sostegno della causa palestinese, il movimento aveva orchestrato incursioni alla sede dell’azienda Leonardo e alle Officine Grandi Riparazioni, danneggiando veicoli dei dipendenti e devastando arredi. L’evento che ha fatto traboccare il vaso è stato però l’assalto alla redazione de La Stampa, avvenuto appena due settimane fa durante lo sciopero generale: imbrattamenti dei muri e devastazioni che hanno spinto la magistratura torinese ad accelerare i tempi.
La questione, tuttavia, affonda le radici in una vicenda burocratica che rivela l’ambiguità con cui l’amministrazione comunale ha gestito la situazione. Da marzo era in vigore un controverso “patto di collaborazione” tra il Comune e un comitato di garanzia legato al centro sociale. L’accordo concedeva l’utilizzo esclusivo del piano terra dell’immobile, mentre i piani superiori, dichiarati inagibili, avrebbero dovuto restare sigillati e inaccessibili.
Il post di Piantedosi su X:
Sgomberato il centro sociale Askatasuna di Torino. Dallo Stato un segnale chiaro: non ci deve essere spazio per la violenza nel nostro Paese. pic.twitter.com/BbwD2VZY4k
— Matteo Piantedosi (@Piantedosim) December 18, 2025
Proprio questa clausola è stata la chiave di volta per l’intervento definitivo. All’arrivo degli agenti, sei attivisti sono stati scoperti al terzo piano dello stabile, in palese violazione delle prescrizioni. Una scoperta che ha fornito al sindaco Stefano Lo Russo la giustificazione formale per stracciare unilateralmente l’intesa: “La Prefettura ha accertato la violazione delle prescrizioni. Il patto di collaborazione è conseguentemente cessato”, ha dichiarato con un comunicato dal tono asettico che non lascia spazio a interpretazioni.
L’operazione ha visto il dispiegamento di oltre trecento agenti dei reparti mobili, arrivati in rinforzo da altre città. Il segretario del sindacato di polizia Coisp, Domenico Pianese, ha sottolineato la portata dell’intervento: “Non si tratta di una semplice perquisizione. Lo Stato ha scelto di agire in maniera decisa. Dopo gli episodi di violenza intollerabile, era necessario ristabilire legalità e ordine”.
Dal governo sono arrivati commenti trionfalistici. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha scritto sui social: “Un segnale inequivocabile: la violenza non trova spazio in questo Paese”. Il governatore piemontese Alberto Cirio ha rincarato la dose, parlando di “realtà che si pone fuori dal perimetro della convivenza democratica”. Il vicepremier Matteo Salvini si è limitato a un laconico “Fuori!” che riassume l’orientamento dell’esecutivo.
La reazione del movimento non si è fatta attendere. Già dalle prime ore della mattina, decine di sostenitori si sono radunati davanti all’edificio cinturato dalle camionette. “Askatasuna non si tocca, la difenderemo con la lotta”, hanno scandito i manifestanti. Un portavoce ha denunciato quella che definisce “un’operazione politica del governo Meloni per reprimere le mobilitazioni pro-Palestina, con la complicità di un sindaco che cede alle pressioni”.
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Per il pomeriggio è stata convocata una manifestazione di protesta, mentre il tratto di corso Regina Margherita interessato dall’operazione è rimasto chiuso con la viabilità deviata. Le autorità hanno confermato che non si sono verificati momenti di tensione durante le fasi dello sgombero, nonostante la presenza di circa cinquanta tra militanti e simpatizzanti del centro sociale.
Quello che emerge è un quadro complesso: da un lato un’amministrazione locale che ha tentato la carta della mediazione attraverso un patto oggi rivelato inefficace; dall’altro un movimento che, con le sue azioni sempre più aggressive, ha fornito agli oppositori gli strumenti legali per chiudere definitivamente una presenza controversa ma radicata nel tessuto urbano torinese. La chiusura di Askatasuna segna un punto di svolta nelle politiche di gestione dei centri sociali in Italia, dopo il recente sgombero del Leoncavallo milanese.
