
Dopo la Toscana, polemiche anche in Emilia-Romagna: famiglie e presidi chiedono chiarezza
Il caso dei webinar di Francesca Albanese nelle scuole italiane continua a espandersi, sollevando interrogativi sempre più pressanti sul confine tra libertà didattica e propaganda ideologica. Dopo le contestazioni nei licei toscani, il Dini di Pisa, l’Istituto Comprensivo Massa 6 e il Montale di Pontedera, ora è il turno dell’Emilia-Romagna, dove famiglie e istituzioni protestano per modalità che appaiono preoccupantemente simili.
Al centro delle polemiche ci sono l’Istituto Enrico Mattei di San Lazzaro di Savena, nel bolognese, e l’Istituto Cattaneo-Dall’Aglio di Castelnovo ne’ Monti, nell’Appennino reggiano. In entrambi i casi, la relatrice Onu per la Palestina ha tenuto il 10 dicembre scorso un incontro online con alcune classi, senza che né i genitori né i dirigenti scolastici ne fossero informati preventivamente.
Come ricostruito dal Resto del Carlino e dal Corriere di Bologna, al Mattei di San Lazzaro una docente di italiano ha iscritto autonomamente la propria classe quinta al webinar. Gli studenti sono stati avvisati solo al termine della prima ora di lezione che la seconda sarebbe stata dedicata all’incontro con la giurista. Un’iniziativa presa all’insaputa non solo delle famiglie, ma anche del consiglio d’istituto e del preside Roberto Fiorini.
Durante il collegamento, Albanese avrebbe presentato il suo libro “Quando il mondo dorme”, parlando della sua vita all’estero e del blocco dei suoi conti bancari a seguito di indagini sul suo operato. Ha poi affrontato il tema del conflitto israelo-palestinese, della situazione a Gaza e degli sviluppi attuali. I genitori hanno scoperto l’accaduto solo nel pomeriggio, quando i ragazzi hanno raccontato l’esperienza a casa. «Chiediamo se la dirigenza fosse stata avvisata dell’incontro. Vorremmo venissero chiarite le dinamiche che hanno portato a questa lezione», ha dichiarato uno dei genitori.
Il preside Fiorini, visibilmente indispettito, ha chiesto alla docente una relazione didattica: «Nel rispetto della libertà didattica, ma anche del pluralismo necessario per un apprendimento consapevole, non eravamo a conoscenza dell’iniziativa presa dalla docente, né io come organo monocratico né il Consiglio di istituto come organo collegiale».
Dinamiche identiche si sono verificate a Castelnovo ne’ Monti, dove alcuni insegnanti di storia, filosofia e diritto hanno fatto partecipare le proprie classi al webinar, informando le famiglie solo a cose fatte. La vicenda è diventata virale sui social, attivando la capogruppo della Lega nel consiglio provinciale di Reggio Emilia, Cristina Fantinati, che presenterà un’interrogazione.
Per il deputato leghista Rossano Sasso, si tratta dell’«ennesima strumentalizzazione da parte di alcuni docenti ideologizzati». Sasso punta il dito contro una presunta rete chiamata “Docenti per Gaza” che, «contro ogni principio pedagogico e spesso all’insaputa delle famiglie, utilizza le classi come palco per la propria propaganda». Il parlamentare auspica che il Ministero avvii ispezioni, dato che nel primo webinar toscano Albanese avrebbe definito il governo «composto da fascisti e complice di un genocidio», arrivando persino a incitare gli studenti a occupare le scuole.
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha confermato che, se queste dichiarazioni risultassero vere, «sarebbero molto gravi». Intanto, gli ispettori ministeriali stanno per arrivare nelle scuole emiliane, dopo aver già avviato verifiche in Toscana.
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A difendere la relatrice Onu è intervenuto il Cobas scuola di Bologna, che denuncia «un clima da caccia alle streghe» e accusa i «genitori militanti» di voler imporre «un’agenda di argomenti tabù». Ma la questione centrale rimane: può un docente organizzare incontri con figure politicamente polarizzanti senza informare famiglie e dirigenza? E dove si colloca il confine tra educazione civica e indottrinamento ideologico?
Le polemiche arrivano in due province dove Albanese ha già fatto discutere per le cittadinanze onorarie ricevute, con richieste di revoca a Reggio Emilia e divisioni nel centrosinistra bolognese. Un dibattito che sembra destinato a non chiudersi presto.
