
Il Cile volta pagina: José Antonio Kast conquista la presidenza
Con il 58,61% dei voti, José Antonio Kast ha vinto le elezioni presidenziali in Cile, segnando una svolta storica per il Paese. Il leader del Partido Republicano ha superato nettamente la candidata di sinistra Jeannette Jara, fermatasi al 41,39%, chiudendo così l’era progressista dell’attuale presidente Gabriel Boric. Per la prima volta dal ritorno alla democrazia, un esponente dell’ultradestra conquista il Palacio de la Moneda.
Una vittoria annunciata
Il risultato non ha sorpreso gli osservatori. Dopo quattro anni di governo di sinistra guidato dall’ex leader studentesco Boric, l’elettorato cileno ha cercato una risposta decisa alle crescenti preoccupazioni su sicurezza ed economia. La campagna di Kast ha capitalizzato questo malcontento, trasformando criminalità e immigrazione nei temi centrali del dibattito politico.
Il nuovo presidente, che si insedierà l’11 marzo 2025, ha costruito la sua vittoria su una coalizione ampia, raccogliendo i voti dei candidati di destra sconfitti al primo turno. Nonostante il trionfo elettorale, il suo blocco non avrà la maggioranza al Congresso, una realtà che lo ha spinto a dichiarare: “Sarò il presidente di tutti, perché i problemi del Cile non hanno colore politico”.
Il pugno di ferro su sicurezza e immigrazione
Cinquantanove anni, avvocato, Kast ha impostato la sua strategia elettorale su un messaggio chiaro e diretto. Ha promesso di “chiudere le frontiere” e dato 92 giorni di tempo ai residenti illegali per lasciare il Paese, esattamente il periodo tra il ballottaggio e il suo insediamento. La sua proposta prevede lo schieramento dell’esercito nei quartieri ad alto tasso di criminalità, la costruzione di muri al confine e la creazione di una forza di polizia speciale sul modello dell’Immigration and Customs Enforcement statunitense.
Sebbene il Cile resti uno dei Paesi più sicuri del Sud America, omicidi e rapimenti sono raddoppiati nell’ultimo decennio. La crescente presenza di gang venezuelane e l’aumento della criminalità legata ai flussi migratori hanno alimentato un diffuso senso di insicurezza, che Kast ha saputo intercettare con una retorica in stile Trump: promesse di ripristinare “la legge e il rispetto della legge” e di far tornare grande il Cile.
Un passato controverso
La figura di Kast rimane profondamente divisiva. Ultimo di dieci figli di una famiglia tedesca emigrata in Cile dopo la Seconda Guerra Mondiale, il padre Michael fu membro del Partito nazionalsocialista tedesco, ha costruito la sua carriera politica nella destra tradizionale. Deputato dal 2002 al 2018, ha fondato il Partito Repubblicano nel 2018 dopo aver lasciato l’Unione Democratica Indipendente.
Il suo rapporto con l’eredità di Augusto Pinochet continua a suscitare polemiche. Da giovane, nel 1988, fece campagna per mantenere il dittatore al potere durante il referendum che invece ne decretò l’uscita di scena. In passato non ha nascosto la sua ammirazione per il regime militare e ha preannunciato possibili grazie per agenti e militari coinvolti in violazioni dei diritti umani durante la dittatura (1973-1990).
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Una strategia vincente
Dopo le sconfitte del 2017 e del 2021, Kast ha modificato il suo approccio, ammorbidendo alcune posizioni controverse per attrarre anche i voti dei moderati. Questa strategia si è rivelata vincente, trasformandolo da figura marginale a leader capace di intercettare le paure di una vasta parte dell’elettorato.
Il futuro del Cile dipenderà ora dalla sua capacità di governare un Paese profondamente diviso, dove molti giovani non hanno vissuto l’orrore della dittatura e guardano al passato con nostalgia, mentre altri restano fermi nella difesa dei diritti umani conquistati con la democrazia. La sfida sarà mantenere l’ordine pubblico senza compromettere le libertà fondamentali.
