
Da Atreju l’ex leader M5S riscrive il suo ruolo: plausi al governo e affondo sul vecchio alleato
Luigi Di Maio ci riprova. L’ex enfant prodige del Movimento 5 Stelle, quello che giurava fedeltà eterna ai valori grillini prima di abbandonare la nave in tempesta, torna a far parlare di sé. E lo fa da Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia, dove venerdì ha distribuito carezze a Giorgia Meloni e bordate a Giuseppe Conte. Un copione ormai collaudato per chi, dopo aver lasciato il M5S nel 2022, sembra cercare disperatamente una nuova casa politica.
“Essere italiani, da rappresentanti delle istituzioni in Medio Oriente, è un valore aggiunto grazie alla postura assunta dal nostro Paese nelle principali crisi regionali”, ha dichiarato Di Maio al Corriere della Sera, anticipando i temi che avrebbe affrontato sul palco capitolino. L’attuale inviato dell’Unione europea nel Golfo Persico non lesina complimenti al governo Meloni: “La stabilità politica e di governo degli ultimi anni ha permesso all’Italia di essere percepita come un attore affidabile”.
Un endorsement che suona quasi surreale, considerando che Di Maio, da ministro degli Esteri nei governi Conte I e Draghi, aveva contribuito a quella stessa instabilità politica che ora critica implicitamente. Ma tant’è. Oggi l’ex leader pentastellato celebra la premier per aver “mantenuto un equilibrio credibile tra il diritto di Israele alla sicurezza e l’aiuto al popolo palestinese”. E sottolinea come l’invito rivolto a Meloni, unico leader straniero al summit del Consiglio di cooperazione del Golfo in Bahrain, sia stato “un evento ampiamente sottovalutato in patria”.
Il momento clou arriva quando Di Maio sferra l’attacco a Conte. Interrogato sulla differenza tra il M5S, che toccò il 33% ai tempi della sua leadership, e Fratelli d’Italia, stabilmente al 30%, la risposta è un siluro: “La differenza la fa sempre il leader. È un dato di realtà”. Parole che risuonano come una condanna senza appello per l’ex presidente del Consiglio, oggi alla guida di un Movimento in perenne emorragia di consensi.
Conte e Di Maio: una storia di potere, rivalità e tradimenti reciproci che ha segnato la parabola discendente dei Cinque Stelle. E ora l’ex ministro, pur negando qualsiasi tentativo di passaggio a Forza Italia (“Periodicamente lo danno per fatto, io periodicamente smentisco”), non perde occasione per tessere le lodi di Antonio Tajani: “Sta facendo un lavoro importante”.
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La presenza di Di Maio ad Atreju, per la prima volta dal 2021, non è casuale. Come riporta Il Fatto Quotidiano, l’ex leader ha “apprezzato molto” l’invito del coordinatore FdI Giovanni Donzelli e di Arianna Meloni. E si dice “in piena sintonia” con gli altri relatori del panel, tra cui figurano nomi dell’establishment come Marco Minniti e Lorenzo Guerini.
Insomma, Di Maio sembra aver completato la sua metamorfosi: dall’antisistema al cuore del sistema, dagli attacchi ai “vecchi partiti” agli elogi a chi governa. Una parabola che racconta molto su un personaggio che, forse, non ha mai creduto fino in fondo ai principi che diceva di rappresentare. E che ora, da Bruxelles, guarda a Roma con nostalgia. O forse con calcolo.
Fonte: ilfattoquotidiano.it
