
Domiciliari violati, controlli assenti e responsabilità negate: lo scontro accende il dibattito sulla legalità.
Giovedì sera a Dritto e Rovescio è andato in scena uno scontro che ha acceso il dibattito sulla giustizia italiana. Paolo Del Debbio, conduttore del programma di approfondimento di Rete 4, se l’è presa con un giovane maranza di origini marocchine che ha violato gli arresti domiciliari per andare a commettere altri reati. E stavolta il giornalista non ha usato giri di parole.
“Mi fa inc***re moltissimo il fatto che fosse ai domiciliari ed è andato a commettere reati. Allora non si può fare veramente nulla, ma come si fa?”, ha sbottato Del Debbio, esprimendo la frustrazione di chi si trova davanti a un sistema che proprio non funziona. Il conduttore ha sollevato una questione che molti italiani si pongono ogni giorno: com’è possibile che una persona ritenuta pericolosa possa essere lasciata ai domiciliari senza controlli seri?
Del Debbio ha puntato il dito contro le falle del sistema: “Ma si può mettere uno ai domiciliari, pur sapendo che è pericoloso socialmente? Quando uno è pericoloso non è che lo metti ai domiciliari e poi lo lasci lì. Gli devi mettere un braccialetto elettronico, mettigli un collare, che ne so io. Quelli ortopedici, ci infili dentro un chip, non lo so, mettigli qualcosa”. Una proposta che, anche se espressa con toni accesi, mette in luce un problema reale: mancano strumenti di controllo efficaci.
Il video dell’intervento:
“Si può mettere uno pericoloso socialmente ai domiciliari? Bisogna mettergli un braccialetto elettronico e passare a controllare!”
Paolo Del Debbio sul maranza fuorilegge di origini marocchine che ha violato i domiciliari pic.twitter.com/l1gwgtNOXz
— Dritto e rovescio (@Drittorovescio_) December 11, 2025
Il giornalista ha voluto chiarire che non si tratta di una questione politica: “E qui non c’entra la politica, il governo, eccetera. C’entra l’organizzazione, l’ordinamento giudiziario, magistratura e polizia giudiziaria. Non è che è colpa di chissà chi”. Un’ammissione importante che sposta il dibattito sulle inefficienze strutturali del nostro sistema giudiziario.
Durante la trasmissione, in collegamento è intervenuto il rapper Bally, che ha assunto una posizione che ha lasciato molti telespettatori senza parole. Secondo l’artista, le forze dell’ordine userebbero questi giovani come “capro espiatorio per fare media, gossip”, e ha persino sostenuto che il ragazzo non avrebbe sbagliato a violare i domiciliari: “È un ragazzo giovane e aveva voglia di vivere, aveva voglia di divertirsi”.
Una giustificazione che Del Debbio ha smontato subito con la lucidità che lo contraddistingue: “Ma se aveva voglia di vivere, allora viveva nella legalità come facciamo tutti noi. E nessuno lo avrebbe messo ai domiciliari”. Il conduttore ha ricordato che la magistratura, anzi, è “anche troppo benevola spesso nei confronti di questa gente”, e che se quel giovane si trovava ai domiciliari un motivo ci doveva pur essere.
Il tentativo di Bally di ribattere è apparso debole: “Magari se lo meritava, magari se lo meritava. Oh però doveva essere più controllato”. Un’argomentazione contraddittoria che da un lato ammette la colpevolezza del ragazzo, dall’altro cerca di scaricare ogni responsabilità sullo Stato.
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La puntata, andata in onda l’11 dicembre su Rete 4, ha fatto emergere due visioni opposte della società: da una parte chi, come Del Debbio, chiede legalità e rispetto delle regole per tutti, senza sconti; dall’altra chi giustifica comportamenti illeciti nascondendosi dietro la giovane età o presunte ingiustizie sistemiche.
Il messaggio lanciato dal conduttore è chiaro: non può esistere una società civile dove chi infrange la legge viene sistematicamente giustificato. La voglia di divertirsi, di vivere, di essere giovani non può e non deve diventare un lasciapassare per l’illegalità. E se il sistema dei domiciliari non funziona, bisogna ripensarlo con controlli più severi e strumenti tecnologici adeguati.
Fonte: liberoquotidiano.it – Drittorovescio
