Briatore senza filtri contro Landini: “Si dimetta, i sindacati non servono più”

L’imprenditore attacca la Cgil a Dritto e Rovescio: “Non rappresentano più i lavoratori”

Flavio Briatore non le manda a dire. Ospite a Dritto e Rovescio su Rete 4 mercoledì 11 dicembre, l’imprenditore ha fatto a pezzi Maurizio Landini e la sua Cgil. Le sue parole arrivano alla vigilia dell’ennesimo sciopero generale indetto dal segretario del sindacato rosso per venerdì 12 dicembre, e il messaggio è chiaro: “Fossi in Landini darei le dimissioni, perché non ne hanno azzeccata una”.

La denuncia di Briatore: un Paese che soffoca i lavoratori

Collegato in diretta con Paolo Del Debbio, Briatore ha strappato applausi dal pubblico in studio fin da subito, denunciando la situazione drammatica dei lavoratori italiani: “La gente non ha soldi e fa fatica ad arrivare a fine mese”. Poi ha fatto un esempio che fa riflettere: “Un nostro manager che prende 4.000 euro al mese all’azienda costa 11mila euro. Capisci bene che una proporzione di questo costo dovrebbe andare alla gente? È un Paese che spende troppo e butta via i soldi”.

Una denuncia senza giri di parole: “Con 1.400 euro al mese non puoi vivere”, ha ribadito Briatore. Poi ha citato un caso emblematico: “Quel signore che deve chiedere un prestito per mangiare a 60 anni… Sono cose che succedono e fanno male a tutti. Chi ci governa deve capire che prima o poi deve mettere dei soldi in tasca alla gente, perché la gente non ce la può fare”.

Il video dell’intervento:

L’affondo sui sindacati: dov’erano quando servivano?

Ma è sullo sciopero di venerdì e sul ruolo dei sindacati che Briatore ha riservato le critiche più dure. “Ormai i sindacati non hanno più ragione di esistere”, ha tuonato. E la sua argomentazione è chiara: “Dovevano scioperare quando, ad esempio, hanno portato via dall’Italia aziende come la Fiat, che è diventata Stellantis, o la Magneti Marelli, finita all’estero. Lì dovevano far scioperare, non adesso”.

Secondo l’imprenditore, quando le grandi aziende italiane sono migrate all’estero portando via posti di lavoro e produzione industriale, i sindacati erano assenti: “Lì non c’era nessuno. Eravamo un Paese industriale che produceva milioni di autovetture e ora non produciamo più niente. Abbiamo la gente in cassa integrazione. Perché lì non c’erano loro a far scioperare quando queste aziende sono state portate via dall’Italia?”.

Landini e la Cgil: un partito, non un sindacato

L’analisi di Briatore diventa ancora più tagliente quando parla dell’evoluzione della Cgil: “Tutta questa gente non serve più”. Il motivo? Secondo lui, il sindacato di Landini ha tradito la sua missione: “Non fanno il loro lavoro, sono politicizzati. Se fossi un operaio non mi sentirei rappresentato da loro, perché hanno un’altra agenda. Ormai è un partito politico”.

Per Briatore, la Cgil “non è più un sindacato di protezione per i lavoratori, gente che dialoga con gli imprenditori. È diventata un altro partito politico”. E arriva la stoccata finale: “Anche i lavoratori che danno fiducia a questa gente non sono rappresentati”.

Leggi anche – Littizzetto e il Natale dei “fuorisede”: quando la sinistra radical chic ride dei problemi veri

Non manca una frecciata pungente sulla scelta delle date degli scioperi: “Fanno questi weekend lunghi, perché non scioperano mai il martedì?”, chiede provocatoriamente Briatore, sottintendendo una strategia più orientata alla propaganda che alla tutela dei lavoratori.

Una posizione netta quella dell’imprenditore, che riaccende il dibattito sul ruolo dei sindacati nell’Italia di oggi e sulla loro vera capacità di rappresentare chi lavora.

Fonte: liberoquotidiano.itiltempo.it

Telegram