
Il Quirinale sollecita una svolta dopo anni di rinvii strutturali
Sergio Mattarella ha richiamato l’Unione Europea alla necessità di una difesa comune, parlando al foro di dialogo Italia-Spagna. Il Presidente della Repubblica ha ricordato come i progetti avviati dagli anni Cinquanta non abbiano prodotto la capacità militare autonoma ipotizzata dai trattati, e ha definito “drammatici” gli esiti dell’assenza di un sistema unitario di sicurezza. Le sue parole arrivano mentre la guerra in Ucraina, la pressione russa e le incertezze interne alla NATO rendono più vulnerabile il quadro europeo.
Il riferimento al Trattato di Parigi del 1952 e alle conclusioni di Helsinki del 1999 evidenzia una parabola incompiuta. Quei documenti indicavano obiettivi operativi precisi — tra cui la possibilità di dispiegare fino a 60.000 militari europei — rimasti sulla carta. Le analisi circolate in ambienti comunitari confermano che, a vent’anni da quelle decisioni, l’UE dipende ancora in modo determinante dagli assetti NATO e dagli Stati Uniti per intelligence, logistica e deterrenza. Durante lo stesso incontro, Enrico Letta ha rilanciato la scadenza del 2028 per il completamento del mercato unico, mentre Antonio Tajani ha richiamato l’urgenza di rafforzare la presenza europea in America Latina per evitare un ampliamento dell’influenza cinese.
L’assenza di una difesa comune rallenta anche la competitività industriale del continente. Il mancato coordinamento tra sistemi d’arma comporta costi duplicati, filiere frammentate e un’autonomia strategica ridotta, con effetti che si riflettono sui bilanci nazionali e sulla capacità dell’UE di negoziare in modo credibile con Washington e Pechino. Sul piano geopolitico, l’inerzia europea lascia margini ampliati alle potenze revisioniste e riduce la capacità del blocco di reagire a shock energetici, cyber-intimidazioni e crisi regionali.
Per l’Italia, la questione tocca un punto cruciale: Roma investe già in programmi come Eurofighter, FREMM e sistemi missilistici congiunti, ma l’assenza di una cabina di regia europea impedisce di ottimizzare costi e priorità. Le istituzioni comunitarie discutono da mesi di un Fondo europeo per la difesa più robusto, ma i governi non hanno ancora concordato una governance che superi i veti incrociati. Nel caso dell’Italia, un sistema europeo coordinato permetterebbe di ridurre sovrapposizioni industriali e di rafforzare la posizione negoziale nei rapporti con gli Stati Uniti, mantenendo margini di autonomia strategica.
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Secondo analisti europei, il messaggio del Presidente Mattarella rappresenta un tentativo di accelerare un processo che finora si è mosso solo attraverso strumenti parziali: PESCO, Fondo europeo per la difesa, progetti congiunti su droni e cyber. Il nodo politico resta l’assunzione di responsabilità condivise, tema che alcuni governi continuano a trattare come sensibile per ragioni interne. Le stesse fonti sottolineano che, senza un salto di qualità, l’UE rischia di rimanere un grande mercato incapace di sostenere una strategia internazionale coerente.
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