
I sondaggi premiano il “sì”, ma l’astensione rischia di decidere il referendum
La consultazione referendaria prevista per il 22 e 23 marzo si avvicina, e i numeri raccontano di una competizione ancora in evoluzione. Mentre il consenso verso la riforma cresce, l’astensionismo rimane un’incognita significativa.
A meno di dieci settimane dall’appuntamento con le urne, gli italiani sono chiamati a esprimersi sulla riforma della giustizia approvata dal Parlamento. Le più recenti indagini demoscopiche indicano una prevalenza delle intenzioni favorevoli alla conferma della legge, ma il quadro complessivo resta caratterizzato da diverse zone d’ombra.
Secondo i dati raccolti dall’istituto Emg e presentati nel corso del Tg3 condotto da Pierluca Terzulli, il fronte del “sì” si attesta al 48,7%, registrando un incremento di 1,2 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente. I contrari alla riforma raggiungono invece il 30%, con una crescita più marcata di 1,8 punti. Una porzione consistente dell’elettorato, pari al 21,3%, non ha ancora maturato una posizione definita, con un calo di tre punti rispetto alla settimana precedente.
L’elemento più delicato resta tuttavia rappresentato dalla partecipazione: le stime parlano di un’affluenza attorno al 43%, un dato che solleva interrogativi sulla capacità del referendum di coinvolgere una massa critica di cittadini. Si tratta di una percentuale significativamente inferiore rispetto al 64% registrato nelle elezioni politiche del 2022, segnale di un possibile distacco della popolazione rispetto ai temi legati alla riforma del sistema giudiziario.
Questi numeri trovano riscontro in altre rilevazioni condotte nelle settimane precedenti. L’istituto Only Numbers di Alessandra Ghisleri, in un sondaggio realizzato per la trasmissione “Porta a Porta”, aveva evidenziato come il 41% degli intervistati dichiarasse l’intenzione di votare, mentre il 17,4% escludeva la partecipazione. L’area degli indecisi si confermava ampia, con un 41,6% di cittadini ancora alla ricerca di un orientamento chiaro.
Per quanto riguarda le intenzioni di voto espresse da chi ha già maturato una scelta, quella rilevazione indicava il 50,3% favorevole alla conferma della legge contro il 35,4% orientato verso l’abrogazione. Differenze metodologiche a parte, il trend appare coerente: un vantaggio dei sostenitori della riforma, temperato però da una partecipazione tutt’altro che scontata.
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L’appuntamento referendario si inserisce in un contesto politico frammentato e dinamico, dove le posizioni dei cittadini continuano a evolversi. Se i favorevoli alla riforma godono attualmente di un margine significativo, il vero banco di prova sarà rappresentato dalla capacità di mobilitare l’elettorato e di convincere quella vasta area di indecisi che potrebbe, nei fatti, determinare l’esito finale della consultazione.
