
Mosca accusa i Paesi europei di aver congelato il dialogo, mentre la guerra in Ucraina continua a pesare su ogni apertura.
Durante la cerimonia di presentazione delle credenziali diplomatiche al Cremlino, Vladimir Putin ha lanciato un messaggio agli Stati europei, Italia inclusa: Mosca è disponibile a ricostruire i rapporti con il Vecchio Continente. Il presidente russo ha accolto 34 nuovi ambasciatori nella prestigiosa Sala di Alessandro, tra cui l’italiano Stefano Beltrame, insieme ai rappresentanti di Francia, Repubblica Ceca, Portogallo, Norvegia, Svezia, Austria e Svizzera.
Putin ha riconosciuto che i legami storici con questi Paesi, un tempo caratterizzati da “collaborazione mutualmente benefica”, oggi attraversano una fase critica. “Lo stato attuale delle relazioni bilaterali lascia molto a desiderare”, ha affermato il leader del Cremlino, precisando però che la responsabilità del deterioramento non ricade sulla Russia. Secondo Putin, il dialogo politico è stato “ridotto al minimo” e la cooperazione su temi internazionali e regionali “congelata”. Nonostante ciò, Mosca si dice “pronta a ripristinare il livello di relazioni di cui abbiamo bisogno”.
Da Roma è arrivata la replica ferma del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha chiarito la posizione italiana: “Non siamo in guerra con la Russia, non lo siamo mai stati, non siamo in guerra con il popolo russo. Abbiamo semplicemente affermato che il Cremlino ha commesso un errore e che l’invasione dell’Ucraina rappresenta un atto illegittimo volto a calpestare la libertà degli ucraini”. Le parole del ministro sottolineano come le tensioni diplomatiche derivino dalla difesa dei principi di sovranità e diritto internazionale, non da un’ostilità verso il popolo russo.
Nel frattempo, il presidente francese Emmanuel Macron ha lanciato un allarme alle forze armate transalpine, dichiarando che i Paesi dell’Europa occidentale sono ormai “a portata di tiro” della Russia. Per mantenere la credibilità, secondo Macron, l’Europa deve dotarsi di “nuove armi che cambieranno la situazione a breve termine”.
Sul fronte della guerra in Ucraina, Putin ha ribadito l’auspicio di una soluzione diplomatica, affermando che “prima arriva, meglio è”. Tuttavia, il Cremlino continua a subordinare qualsiasi accordo alla creazione di una “nuova architettura della sicurezza globale in Europa”, una posizione rimasta invariata dall’inizio del conflitto.
La situazione si complica con le recenti dichiarazioni di Donald Trump, che sembrano convergere con quelle di Putin nell’individuare in Volodymyr Zelensky l’ostacolo principale alla pace. In un’intervista alla Reuters, il presidente americano ha affermato che Putin sarebbe “pronto a fare un accordo”, mentre Zelensky avrebbe “difficoltà ad arrivarci”. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha prontamente approvato questa lettura, confermando che Mosca continuerà i colloqui con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner nelle prossime settimane.
Tuttavia, Putin non ha risparmiato critiche indirette anche all’amministrazione Trump, denunciando “azioni unilaterali e molto pericolose” da parte di chi intende sostituire la diplomazia con “il monologo e il diritto della forza”. Un riferimento alle recenti iniziative americane su Venezuela, Iran e Groenlandia. Il presidente russo ha inoltre ribadito il sostegno di Mosca a Cuba, assicurando assistenza “agli amici cubani” nella difesa della loro sovranità.
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Sul territorio ucraino, la situazione resta drammatica. Zelensky ha dichiarato lo stato di emergenza nel settore energetico, con Kiev priva di elettricità, riscaldamento e acqua a causa dei continui attacchi russi. Una task force operativa 24 ore su 24 è stata istituita per coordinare gli interventi, mentre i bombardamenti non si fermano: a Bilopillia, nell’oblast di Sumy, una bomba aerea russa ha causato un morto e quattro feriti.
