
La testimonianza della mamma di Giovanni Tamburi svela il lato più umano delle istituzioni dopo la tragedia di Crans-Montana.
Dietro il ruolo istituzionale, c’è stata l’umanità di una donna e di una madre. È questo che emerge dalle parole di Carla, la mamma del giovane Giovanni Tamburi, 16 anni, una delle vittime italiane della tragedia di Crans-Montana che ha sconvolto l’Italia intera durante la notte di Capodanno.
In un’intervista rilasciata alla trasmissione “Zona Bianca”, la donna ha voluto condividere un momento profondamente personale: la telefonata ricevuta dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Non una chiamata formale o di circostanza, ma un gesto autentico che ha mostrato il volto più umano delle istituzioni.
“Ha avuto un’umanità incredibile”, ha raccontato Carla con la voce carica di emozione. “Mi ha chiamata personalmente, aveva la voce rotta dal pianto. Si sentiva la sua sofferenza come mamma. Mi ha veramente commossa e mi è stata vicina come non mai”.
Il video:
Parole che pesano come macigni e che rivelano quanto la Premier abbia voluto aspettare il momento giusto per contattare i familiari. Meloni ha atteso la conferma definitiva dell’identificazione delle vittime tramite il DNA, arrivata grazie al prezioso supporto delle squadre italiane e israeliane inviate in Svizzera, prima di mettersi in contatto con ciascuna famiglia.
Dal primo gennaio, attraverso la Farnesina, il governo italiano ha seguito momento per momento l’evoluzione della situazione, coordinando gli sforzi per supportare sia le famiglie coinvolte che le autorità svizzere, apparse fin da subito in difficoltà nella gestione di un’emergenza di tale portata.
Carla ha voluto esprimere gratitudine anche ad altre figure che si sono dimostrate vicine in questo momento di dolore straziante: il cardinale Zuppi e l’onorevole Lucia Borgonzoni. Tutte presenze che hanno saputo offrire conforto senza limitarsi alla fredda formalità del protocollo.
La madre di Giovanni ha anche voluto difendere la memoria di questi ragazzi dagli attacchi di chi, nascosto dietro una tastiera, ha giudicato senza pietà. “Chiedo rispetto ai leoni da tastiera”, ha dichiarato con fermezza. “Questi ragazzi probabilmente non si sono resi conto neanche delle fiamme. Se un ragazzino di 14, 15, 16 anni sente che la musica continua, vede che nessuno si muove, può pensare anche che possa essere un gioco pirotecnico: sono dei ragazzini, non degli adulti”.
Le salme delle sei vittime italiane sono in viaggio verso l’Italia con un volo di Stato, che farà scalo prima a Milano e poi a Roma. Ad attendere i feretri ci saranno i rappresentanti delle istituzioni, in un ultimo gesto di rispetto verso chi non tornerà più a casa se non in questo modo tragico.
Giovanni si trovava in Svizzera con suo padre per festeggiare il Capodanno. Quella sera, come tanti suoi coetanei, aveva scelto Le Constellation, uno dei pochi locali della zona che permetteva l’accesso anche ai minorenni. Una serata di festa che si è trasformata in un incubo costato la vita a oltre 40 giovani.
“Probabilmente nemmeno un adulto se ne sarebbe accorto”, ha aggiunto Carla, che ora cerca nella fede la forza per affrontare un dolore che nessun genitore dovrebbe mai provare.
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In questo momento buio, la vicinanza autentica mostrata dalla Premier Meloni rappresenta un raggio di luce: la dimostrazione che le istituzioni possono e devono essere al fianco dei cittadini anche nel dolore più profondo, con empatia e umanità sincere.
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