Trump alza la voce: il Venezuela è solo l’inizio, nel mirino Colombia e altri stati

Dopo Maduro, la Casa Bianca alza il tiro: Colombia, Messico e altri Paesi nel mirino della linea dura USA

Il presidente americano Donald Trump non ha intenzione di fermarsi dopo l’operazione che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro. A bordo dell’Air Force One, il leader della Casa Bianca ha lanciato un messaggio chiaro e diretto a diversi governi latinoamericani e non solo: l’era della tolleranza verso narcotrafficanti e regimi corrotti è definitivamente finita.

Il presidente colombiano Gustavo Petro è finito sotto il fuoco incrociato delle dichiarazioni trumpiane. Senza mezzi termini, Trump ha definito il leader sudamericano “un uomo malato che ama produrre cocaina”, aggiungendo che il suo tempo al potere “non durerà molto a lungo”. Le parole del presidente americano non lasciano spazio a interpretazioni: quando una giornalista gli ha chiesto se stesse considerando un’operazione militare simile a quella venezuelana in territorio colombiano, Trump ha risposto con freddezza: “Mi suona bene”.

Si tratta della terza minaccia diretta a Petro nel giro di un mese. Già il 23 dicembre Trump aveva avvertito il presidente colombiano di “fare attenzione” per via delle “fabbriche di droga” presenti nel paese. La determinazione della Casa Bianca appare incrollabile: fermare il flusso di narcotici verso gli Stati Uniti è una priorità assoluta, e chi non collabora rischia conseguenze serie.

L’elenco dei paesi che devono “darsi una regolata” secondo Trump è lungo. Il Messico, nonostante la presidente Claudia Sheinbaum sia stata definita “una persona fantastica”, deve comunque fare di più. Trump ha rivelato di offrirle “ogni giorno” l’invio di truppe americane per contrastare i cartelli della droga.

Per quanto riguarda Cuba, il presidente americano prevede un collasso imminente del regime, sottolineando che l’isola è “pronta a cadere” senza bisogno di interventi esterni, ora che i finanziamenti venezuelani sono stati interrotti. Infine, l’Iran è stato avvertito: se il governo di Teheran dovesse reprimere nel sangue le proteste popolari, verrà “colpito molto duramente” dagli Stati Uniti.

L’approccio deciso di Trump rappresenta un cambio di paradigma nella politica estera americana. Dopo anni di diplomazia inefficace e promesse non mantenute, l’amministrazione Trump sta dimostrando che le minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti verranno affrontate con fermezza e determinazione.

La cattura di Maduro, attualmente sotto custodia americana in attesa del processo a New York per narcotraffico e possesso illegale di armi, è la prova tangibile che questa amministrazione fa sul serio. Rappresentato dall’avvocato Barry Pollack, lo stesso che negoziò il rilascio di Julian Assange, l’ex leader venezuelano dovrà rispondere di decenni di crimini.

Prevedibilmente, Cina e Russia hanno condannato l’operazione definendola una “violazione della sovranità”. Anche Petro ha attaccato duramente Trump, definendo l’azione “aberrante” e accusando gli Stati Uniti di “orinarse sanguinosamente” sulla sovranità latinoamericana. Tuttavia, l’ambasciatore americano all’ONU, Mike Waltz, è stato categorico: “Non stiamo occupando il Venezuela, abbiamo arrestato un narcotrafficante che sarà processato nel rispetto dello stato di diritto”.

Leggi anche – Gasparri non arretra: “io non mi fermo davanti alle intimidazioni”

Il messaggio di Trump è inequivocabile: i tempi in cui dittatori e trafficanti potevano agire impunemente sono finiti. L’America è tornata a difendere i propri interessi con la forza necessaria.

Fonte: qui e qui

Telegram