
Scontro durissimo sulla “pista nera”: accuse, magistratura e Rai nel mirino
La polemica è scoppiata ancora prima che andasse in onda. Il senatore Maurizio Gasparri, presidente dei senatori di Forza Italia, non le ha mandate a dire alla trasmissione Report e al suo conduttore Sigfrido Ranucci, accusandoli di portare avanti ricostruzioni infondate sulle stragi di mafia degli anni Novanta.
Il centro della questione è la cosiddetta “pista nera”, teoria secondo cui dietro le stragi di Capaci e via D’Amelio ci sarebbero stati anche esponenti dell’estremismo neofascista, in particolare Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale. Una pista che Gasparri considera priva di fondamento, sostenuto dalle dichiarazioni ufficiali del procuratore di Caltanissetta.
Il senatore azzurro ha più volte richiamato le affermazioni del procuratore Salvatore De Luca, pronunciate durante un’audizione davanti alla Commissione antimafia il 9 dicembre scorso. Parole nette, che non lasciano spazio a interpretazioni: le teorie sulla pista nera avrebbero valore “zero tagliato”. Secondo il magistrato, i nomi eccellenti citati dai collaboratori di giustizia sarebbero stati pronunciati per secondi fini, non certo per amore della verità.
Per Gasparri, queste dichiarazioni rappresentano un punto fermo nella vicenda. “Un magistrato serio ha smontato queste ricostruzioni fantasiose, ha ribadito il senatore, eppure qualcuno continua a diffondere teorie già smentite dalla magistratura”. Il riferimento è chiaramente alla trasmissione di Raitre, che domenica sera ha mandato in onda l’ennesima inchiesta sulla questione, firmata da Paolo Mondani.
Prima ancora che l’episodio di Report venisse trasmesso, Gasparri aveva anticipato le sue critiche sui social network, parlando di “tele-zerotagliato” e mettendo in discussione la credibilità del programma. La risposta di Ranucci non si è fatta attendere: il conduttore ha accusato il senatore di voler “fermare l’inchiesta”, sostenendo che Report avrebbe mandato in onda audio inediti di Alberto Lo Cicero, autista di un boss mafioso, che parlano della presenza di Delle Chiaie a Palermo.
Ma Gasparri non ha fatto un passo indietro. Anzi. Ha contrattaccato duramente, sottolineando che la diffusione di colloqui investigativi da parte di Report costituisce un’illegalità. “Si nascondono dietro la bandiera del giornalismo d’inchiesta, ha dichiarato, ma quello che fanno è dossieraggio, non informazione”.
La polemica si è poi inasprita ulteriormente quando Gasparri ha segnalato di aver ricevuto quello che ha definito un “post minaccioso” da parte di Ranucci. Una circostanza che il senatore ha voluto rendere pubblica, ribadendo la sua determinazione: “Nessuna minaccia mi farà tacere e nessun post renderà vere le bugie di Report”.
Il clima si è fatto incandescente anche per l’intervento di esponenti della sinistra, dal Pd ad Angelo Bonelli, passando per il Movimento 5 Stelle, che hanno preso le difese del programma di Raitre. Gasparri li ha definiti “compagnucci di merenda”, denunciando quello che considera un asse pericoloso tra certa politica e certa magistratura.
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Infine, il senatore ha sollevato una questione politica più ampia: come è possibile che la televisione pubblica finanzi e mandi in onda inchieste basate, a suo dire, su depistaggi già smentiti dalla magistratura? Una domanda che Gasparri ha rivolto ai vertici Rai, chiedendo trasparenza e responsabilità. La battaglia, insomma, non si ferma qui.
