
Una battuta sulla bagna cauda diventa un caso nazionale e accende la rivolta dei puristi piemontesi
Bastava parlare di aglio e acciughe per scatenare l’inferno. Luciana Littizzetto, ospite di Alberto Angela durante lo speciale natalizio “Stanotte a Torino” trasmesso su Rai 1 la sera del 25 dicembre, è riuscita nell’impresa di trasformare una chiacchierata sulla bagna cauda in un caso social. Perché si sa, quando la comica torinese apre bocca, qualcosa di controverso deve uscirne per forza.
Il programma, va detto, ha registrato un ottimo successo: oltre tre milioni di telespettatori e uno share del 21%. Ma mentre Angela celebrava le bellezze del capoluogo piemontese con la sua consueta eleganza divulgativa, la Littizzetto si è lanciata in una descrizione del piatto simbolo della cucina torinese che ha fatto storcere il naso a mezza città.
“Scatenerò il putiferio”, aveva avvertito profeticamente prima di spiegare la ricetta. E così è stato. Secondo la versione littizzettiana, la bagna cauda è un mix di olio, aglio e acciughe a cui “c’è chi mette la panna, chi mette il latte”. Fin qui tutto bene, o quasi. Il problema è arrivato quando ha descritto la “prerogativa” del piatto: “Ti si impregna non solo negli abiti, ma anche nella pelle, quindi la porti con te per giorni”.
La rivolta digitale non si è fatta attendere. Su X (ex Twitter) e sotto i video condivisi da profili come quello di Bicerin, i torinesi doc hanno reagito piccati. “Non è vero che si puzza con la bagna cauda”, hanno protestato centinaia di utenti. Altri hanno fatto notare che la ricetta autentica prevede una testa d’aglio per commensale, altrimenti “non si può parlare di bagna cauda”. E poi c’è chi ha voluto ricordare che Torino non vive di solo aglio: la città vanta una tradizione gastronomica ben più ampia e raffinata.
Insomma, la Littizzetto è riuscita nell’impresa di offendere i puristi della cucina piemontese con una battuta che voleva essere spiritosa ma è suonata più come una sentenza puzzolente. Come se descrivere un piatto tradizionale come qualcosa che “ti porti addosso per giorni” fosse il miglior biglietto da visita per promuovere il turismo enogastronomico locale.
Ma la comica non si è limitata alla gaffe culinaria. Durante l’intervista, ha dispensato anche perle di saggezza sui torinesi e sul loro futuro. “Dobbiamo imparare dai napoletani a ‘tenere'”, ha dichiarato, riferendosi al fatto che “quando facciamo cose pazzesche poi ce le portano via”. Una riflessione che suona più come un rimpianto nostalgico che come una visione propositiva.
Littizzetto ha poi raccontato che i torinesi vengono chiamati “bogia nen” (non ti muovere, in dialetto) ma che in realtà “ci muoviamo”, salsalvo poi ammettere che “non facciamo troppo casino” e che esiste “questa espressione tipica piemontese: non mi oso, che vuol dire mi vergogno, ho paura di dare fastidio”. Insomma, un ritratto della città oscillante tra l’autodifesa e l’autocommiserazione.
Il paradosso è che mentre cercava di elogiare Torino, la Littizzetto è riuscita a dipingerla come una città di persone timide, che fanno cose meravigliose ma poi se le fanno portare via, e che mangiano piatti deliziosi ma che li fanno puzzare per giorni. Una cartolina turistica davvero invitante.
La verità è che la bagna cauda, inserita persino nella lista dei piatti tipici italiani consigliati dalla CNN, meriterebbe ben altro trattamento. È un piatto rituale, da condividere, simbolo di convivialità e tradizione. Ma forse tutto questo è sfuggito a chi preferisce la battuta facile all’approfondimento.
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Intanto Alberto Angela, con la sua proverbiale classe, ha cercato di salvare la serata parlando di architettura, storia e cultura. Ma ormai il danno era fatto: la Littizzetto aveva trasformato la celebrazione di Torino in un dibattito social sull’igiene personale post-bagna cauda.
