
Ritrovato senza vita l’escursionista disperso sul Pasubio
Si è conclusa nel peggiore dei modi la ricerca di Simone Dal Bon, il quarantaduenne di Schio scomparso lo scorso 27 dicembre. Il suo corpo è stato individuato nel primo pomeriggio di oggi, intorno alle 13:30, in un impervio canalone sotto Punta Favella, nel massiccio del Pasubio.
L’allarme era scattato quando l’uomo, nato nel 1983, non aveva più fatto ritorno a casa dopo giorni di assenza. Inizialmente concentrate in ambito urbano, le operazioni di ricerca hanno preso una piega diversa sabato 3 gennaio, quando la sua automobile è stata localizzata al Pian delle Fugazze, sullo spartiacque tra province di Vicenza e Trento. Quel ritrovamento ha spostato immediatamente il baricentro delle indagini verso la zona montana.
Le squadre del Soccorso Alpino e Speleologico hanno battuto metodicamente l’area nelle ultime ore, concentrandosi sul versante veneto del gruppo montuoso. Un elemento ha fornito la traccia decisiva: alcune impronte di ciaspole che si interrompevano bruscamente, come se chi le aveva lasciate fosse improvvisamente scomparso. Da quel punto in poi, la neve e il ghiaccio non mostravano più segni di passaggio.
Un ricognitore in elicottero ha permesso di individuare dall’alto ciò che dal basso sarebbe stato quasi impossibile vedere: il corpo dell’escursionista giaceva in un canalone profondamente innevato, precipitato per oltre centocinquanta metri lungo un pendio ghiacciato. La zona, particolarmente ostica e pericolosa, ha reso necessario l’intervento aereo per il recupero della salma.
Dopo aver ottenuto l’autorizzazione dall’autorità giudiziaria, l’elicottero dei Vigili del Fuoco di Mestre, con a bordo personale specializzato del Soccorso Alpino, ha effettuato le delicate operazioni di recupero. Il corpo è stato quindi trasportato al piazzale del Rifugio Balasso, dove attendeva il carro funebre. Le complesse procedure si sono protratte fino al tardo pomeriggio, concludendosi dopo le 16:30.
Gli inquirenti stanno ora ricostruendo l’esatta dinamica dell’incidente. L’ipotesi più accreditata è quella di una scivolata fatale lungo il pendio ghiacciato: in questo periodo dell’anno, le condizioni della montagna sono particolarmente insidiose, con neve compatta e formazioni di ghiaccio che possono trasformare anche un sentiero in una trappola mortale. Basta un attimo di distrazione, un appoggio malcalcolato, e la perdita di equilibrio può trasformarsi in una caduta inarrestabile.
La tragedia riporta l’attenzione sulla pericolosità delle escursioni invernali in alta quota, dove anche percorsi apparentemente semplici possono nascondere insidie letali. Le autorità raccomandano sempre la massima prudenza, l’utilizzo di attrezzature adeguate e, quando possibile, di non avventurarsi da soli in montagna durante la stagione fredda.
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Per la comunità di Schio si chiude così, con profondo dolore, una settimana di angosciosa attesa. Le speranze che Simone potesse essere ancora in vita si sono spente definitivamente davanti a quella parete di ghiaccio e roccia che non ha lasciato scampo.
