
Briatore rompe il silenzio e punta il dito su permessi e sicurezza
La tragedia di Capodanno a Crans-Montana continua a suscitare indignazione e dolore. Quaranta vite spezzate, oltre 120 feriti, tra cui numerosi ragazzi italiani che avevano scelto la Svizzera per festeggiare l’inizio del 2026. Mentre le autorità elvetiche hanno proclamato il lutto nazionale per venerdì 9 gennaio, emergono interrogativi inquietanti sulla sicurezza del locale ‘Le Constellation’.
Flavio Briatore, imprenditore piemontese con una consolidata esperienza nella gestione di locali in tutto il mondo, non usa mezzi termini nel commentare quanto accaduto: quella di Crans-Montana non è stata una fatalità, ma una tragedia evitabile. Le sue parole risuonano come un atto d’accusa verso chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza di centinaia di giovani vite.
“La domanda che mi ossessiona è semplice: come è possibile che una struttura del genere abbia ottenuto l’autorizzazione?”, si chiede Briatore. L’imprenditore, che nei suoi locali applica protocolli di sicurezza rigorosi, evidenzia come le carenze fossero evidenti e gravissime. Una sola scala di emergenza, stretta e ripida, per evacuare centinaia di persone. Soffitti bassi in un sottoscala destinato a ospitare minorenni. Materiali inadeguati, potenzialmente infiammabili.
Per chi, come Briatore, ha fatto della sicurezza la priorità assoluta nella progettazione dei propri locali, quanto accaduto in Svizzera appare incomprensibile. “Le uscite di emergenza rappresentano il punto di partenza di ogni nostro progetto”, spiega. “Prima ci assicuriamo che siano sufficienti, larghe, facilmente accessibili e visibili da ogni angolo della sala. Solo dopo procediamo con il resto della progettazione”.
Particolarmente toccante è il pensiero dell’imprenditore per le giovani vittime, ragazzi di 15, 16, 17 anni che stavano semplicemente celebrando l’arrivo del nuovo anno. Tra loro, anche Chiara Costanzo, sedicenne di origini piemontesi residente a Milano, ancora dispersa. “Potevano essere i nostri figli”, riflette Briatore con evidente commozione. “Avevano tutta la vita davanti, volevano solo divertirsi”.
La giovane età delle vittime solleva ulteriori questioni. Secondo quanto emerge, nel locale veniva servito alcol liberamente anche ai minorenni, una pratica vietata in Italia e nella maggior parte dei Paesi. Briatore racconta come nei suoi locali vengano effettuati controlli severissimi, utilizzando persino tecnologie avanzate per verificare l’autenticità dei documenti ed evitare che minori falsifichino la propria età per accedere agli alcolici.
Uno degli aspetti più controversi riguarda le “fontane di luce”, candele pirotecniche che producono scintille e che apparentemente hanno innescato il rogo. Briatore è categorico: “Gli scintillini possono essere utilizzati, ma servono spazi adeguati, soffitti molto alti e personale che sappia gestirli. Con soffitti bassi ricoperti di materiale simile a gommapiuma, sono micidiali”.
L’imprenditore rivela di aver eliminato completamente questo tipo di dispositivi dai propri locali, sostituendoli con alternative elettriche a rischio zero. “Il problema è che non puoi spegnerli soffiandoci sopra come una candela normale. Sono fuoco vivo e possono causare incendi in un attimo”, sottolinea.
Ciò che lascia particolarmente perplesso Briatore è che una simile tragedia si sia verificata proprio in Svizzera, Paese storicamente sinonimo di rigore e precisione. “Per noi italiani la Svizzera rappresenta un modello di efficienza. Proprio per questo è ancora più sconcertante che abbiano rilasciato permessi a un locale in quelle condizioni”, osserva.
L’imprenditore è convinto che in Italia una situazione del genere non sarebbe mai potuta accadere. La normativa italiana sulla sicurezza nei luoghi di pubblico spettacolo, sviluppata dopo le tragiche esperienze della fiera di Todi del 1982 e del cinema Statuto di Torino del 1983, impone standard molto severi. Come ha confermato anche Eros Mannino, capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, l’Italia ha imparato dalle proprie tragedie, rendendo obbligatori materiali incombustibili e controlli rigorosi.
Mentre le indagini proseguono con le ipotesi di reato di incendio, omicidio e lesioni colpose, Briatore chiede che vengano accertate le responsabilità. “I magistrati dovranno stabilire di chi sono le colpe, ma è chiaro che ci sono responsabilità precise. Qualcuno ha concesso permessi che non andavano concessi, qualcuno non ha verificato le condizioni di sicurezza”.
Leggi anche – La parabola di Maduro: dall’opulenza del palazzo alla cella di Brooklyn
La tragedia di Crans-Montana ci ricorda che la sicurezza non può mai essere messa in secondo piano rispetto al profitto o alla spettacolarità. Come sottolinea Briatore, salvaguardare le vite umane deve essere sempre la priorità assoluta per chi gestisce locali pubblici.
