
Crans-Montana, tre giovani vittime italiane nel rogo
Il dramma di Capodanno che ha colpito la rinomata località svizzera di Crans-Montana continua a svelare il suo tragico bilancio. L’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, ha confermato l’identificazione di tre vittime connazionali, seppur senza rivelare inizialmente i nomi per rispetto delle famiglie coinvolte.
Si tratta di Giovanni Tamburi, Achille Barosi ed Emanuele Galeppini, tre ragazzi di appena sedici anni le cui vite si sono spezzate nella notte tra il 31 dicembre e il primo gennaio all’interno del locale Le Constellation. Storie giovani, cariche di promesse e aspettative, improvvisamente interrotte da un incendio devastante.
Giovanni Tamburi, originario di Bologna, era scomparso durante la disperata fuga dal locale in fiamme. Un amico aveva raccontato di averlo perso di vista nel caos di quella terribile notte. Emanuele Galeppini, nato a Rapallo ma residente a Dubai, coltivava due grandi passioni: il golf, in cui mostrava notevole talento, e il Genoa, squadra del cuore. Achille Barosi, milanese, era stato visto l’ultima volta intorno all’una e trenta mentre rientrava coraggiosamente nel locale per recuperare giacca e telefono. La sua famiglia possedeva una proprietà a Crans-Montana, dove trascorreva le vacanze.
Tra i dispersi figura anche Chiara Costanzo, amica stretta di Barosi, al momento non ancora identificata ufficialmente. Complessivamente, restano da identificare altri due italiani, mentre le famiglie vivono nell’angoscia l’attesa di notizie definitive.
I numeri della tragedia sono spaventosi: 40 decessi accertati, 121 feriti di cui 5 ancora senza identità. Tra le vittime già identificate figurano otto cittadini svizzeri: quattro giovani donne e quattro ragazzi, tutti di età compresa tra i 16 e i 24 anni. Per quanto riguarda i connazionali, il numero dei feriti italiani è salito a 14, di cui nove già rientrati in patria e ricoverati presso l’ospedale Niguarda di Milano.
Particolare apprensione desta la situazione della terza D del liceo Virgilio di Milano, con quattro studenti coinvolti nell’incendio. Sofia e Francesca, entrambe quindicenni, sono state rimpatriate in condizioni serie: la prima con gravi ustioni, la seconda in condizioni critiche. Anche Leonardo e Kean, loro compagni di classe, figurano tra i feriti.
Le autorità italiane hanno attivato un imponente dispositivo di assistenza. Al centro congressi Le Régent è operativa un’unità di crisi coordinata dal consolato generale di Ginevra e dalla Farnesina. Sul territorio sono presenti squadre del Dipartimento nazionale della Protezione Civile, personale sanitario e psicologi dell’emergenza provenienti da Valle d’Aosta e Lombardia, impegnati nell’assistenza ai feriti ricoverati nelle diverse strutture ospedaliere.
Le operazioni di identificazione proseguono attraverso esami del DNA, confrontando anche i campioni dei feriti non ancora identificati. L’ambasciatore Cornado ha assicurato che la maggior parte delle procedure dovrebbe concludersi entro il 4 gennaio, sebbene per alcuni casi sarà necessario più tempo.
La Procura generale del Cantone Vallese ha avviato un’indagine penale nei confronti dei proprietari francesi del locale, Jacques e Jessica Moretti, accusati di omicidio colposo, lesioni per negligenza e incendio colposo. Il comune di Crans-Montana si è costituito parte civile nel procedimento, consegnando alla magistratura la documentazione relativa ai controlli effettuati sul Constellation.
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Emerge anche la testimonianza di giovani eroi come Gianni Campolo, diciannovenne di origini italiane, che insieme al padre Paolo ha prestato soccorso immediato alle vittime. La sua denuncia è inequivocabile: l’assenza di ulteriori uscite di sicurezza ha probabilmente aggravato il bilancio delle vittime.
